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Entrare nel suono è una delle grandi
sfide della ricerca musicale degli ultimi anni: c'è chi ha
lavorato sulla manipolazione delle frequenze, chi sull'emancipazione
del rumore, sullo spettro armonico, chi sulla spazializzazione del
suono. In questo ultimo settore le cose sono iniziate a partire
dallo sfruttamento delle diverse prospettive determinate dal posizionamento
degli strumenti in una sala da concerto - ma pensiamo anche alla
complicata organizzazione dello spazio acustico all'interno dell'allestimento
di un'opera tradizionale. Con l'elettronica e l'utilizzo dell'amplificazione
ci si è orientati allo sfruttamento delle possibilità
legate alla stereofonia: pensiamo, ad esempio, a Luigi Nono che
ammodernava con il suo Prometeo spazi acusticamente inusuali
come la chiesa di San Lorenzo a Venezia o l'Ansaldo di Milano.
Lo sfruttamento ambientale per l'organizzazione
del suono ha una storia più recente. In questo ambito ci
si riferisce proprio a come un ambiente possa determinare in senso
formale una performance e non solamente influenzare la modalità
di propagazione del suono. Se è vero che questo si diffonde
nello spazio più che in maniera lineare come ad esempio si
è portati a pensare quando si schematizzano i sistemi di
diffusione, bensì come se fosse un gas, allora la serie di
performance come quelle che ha allestito John Butcher in giro per
i luoghi più musicalmente improbabili della Scozia può
incuriosire soprattutto nel confronto tra luoghi scelti e soluzioni
estetiche trovate.
Un luogo aperto, moderatamente ventoso, nel
quale ci si addentra con un sax soprano e un impianto di amplificazione
che lo microfona, suggerisce un suono nudo e molto diluito nell'ambiente.
Un mausoleo dalla forma cilindrica con una lunga eco determina l'uso
di frequenze molto alte, prodotte e sviluppate dalle tecniche di
feedback spesso utilizzate dall'improvvisatore. Anche queste sono
frutto di uno spazio che attorciglia in sinuose spirali i lunghi
suoni di un tenore. Analogamente si studiano gli effetti del riverbero
in un vecchio deposito di carburante a partire però dal semplice
strumento acustico (ancora un sax tenore): movimento e tecniche
varie messe a punto da Butcher in anni di performance estemporanee
si aggiungono al mero dato acustico. Poi altri depositi d'acqua
e di ghiaccio ormai in disuso, così come una suggestiva caverna
marina, vengono utilizzati con esiti tra loro molto diversi (inutile
semplificare misurando il livello di riverberazione). Quello che
sorprende è come il suono si riesca a vestire di panni inediti
all'interno di ambientazioni che restituiscono valore, affidano
profondità, stimolano nuove angolazioni a quel gas che troppo
spesso siamo portati a inscatolare dentro supporti autoreferenziati
come dischi o sale da concerto.
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| © altremusiche.it
/ Michele Coralli |
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