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Cavern with Nightlife è un lavoro
che attesta un importante traguardo per il sassofonista inglese
John Butcher. Prima di tutto perché con questo si inaugura
l'etichetta Weight of Wax di proprietà del sassofonista inglese,
secondariamente perché si tratta di una doppia performance
live che devia dal consueto tracciato improvvisativi a cui Butcher
ci ha da tempo abituato in molte delle sue composizioni non pianificate.
La prima cattura un set registrato al giapponese
Oya Stone Museum di Utsunomiya in uno spazio espositivo ricavato
da una miniera scavata dentro a una montagna di lava soffice che
si trova 60 metri sotto il livello del suolo, con una temperatura
di 8 gradi centigradi. Lo spazio straordinariamente ampio è
di circa 20.000 metri quadri e, ci assicurano, gode di straordinarie
qualità acustiche e atmosfere suggestive. È per questo
motivo, secondo quanto ci ha detto direttamente Butcher, che il
luogo, in concomitanza con la distanza tra pubblico e performer,
ha determinato un taglio marcatamente comunicativo nelle quattro
improvvisazioni per sax tenore e soprano: molto orientato cioè
allo sfruttamento dei riverberi sulle ricerche timbriche dello strumento.
Ne escono brani che indugiano su lunghi pedali, con note tenute
con grande dispendio di respirazioni circolari e notevole atmosfera
"ambientale": dal puntillismo di Ashfall, alla
potenza brötzmaniana di Ideoplast.
Segue Practical Luxury, una performance
assieme a Toshimaru Nakamura che manipola un mixer senza input,
con Butcher al tenore, in questo caso acustico, amplificato e manipolato
attraverso feedback (esperienze, quelle legate alle differenti amplificazioni,
contenute in "Invisibile Ear" di Fringes). L'improvvisazione
è stata anch'essa catturata in Giappone al SuperDeluxe, locale-galleria-teatro
di Roppongi, Tokio nel 2002. In questo caso si tocca il più
radicale azzeramento di parametri per giungere a una tabula rasa
da non ritorno, in netta contrapposizione con i precedenti brani.
Onde sonore dalle frequenze al limite dell'udibile in quello che
secondo la tecnologia digitale viene assimilato all'errore sfruttato
in termini creativi. Pur non appartenendo al mondo dell'elettronica
tout-court, l'estetica è così contigua da potersi
configurare come figlia di una generazione che la musica elettronica
l'ha completamente assimilata. Il meccanismo è inverso rispetto
a quello di molti malati di laptop: lì macchine e sofware
per paracadutarsi, qui circuiti, microfoni e strumenti per lanciarsi
in un volo libero.
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| © altremusiche.it
/ Michele Coralli |
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