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Le qualità strumentali del quartetto canadese
che porta il nome della sua violoncellista Stèphanie Bozzini,
sua fondatrice nel 1999 si possono riscontrare qui più sulle
caratteristiche del suono (ottimo), piuttosto che sul fraseggio
(molto controllato). Gli autori scelti per questa esecuzione di
strutture a canoni e hochetus basano i propri quartetti su tempi
che mettono a dura prova la capacità di intonazione, più
che l'articolazione generale. L'inglese Howard Skempton, allievo
di Cornelius Cardew, nonché co-fondatore della Scratch Orchestra
nel 1969, si compiace di un linguaggio che trova la sua via mediana
tra l'annullamento agonico e la fissità ritmico-armonica
di un Morton Feldman e la cantabilità triste di certi autori
del malinconico Est come Silvestrov o Mansurian. In Catch e
Tendrils insegue il vecchio sogno della perfezione del canone,
secondo logiche non dissimili, per certi versi, dalle ricostruzioni
discrete applicate da Brian Eno a Johann Pachelbel.
Il coetaneo giapponese Jo Kondo, per quanto più
urticante e spigoloso, non sembra allontanarsi da certi immobilismi
ritmici, sebbene la direzionalità armonica venga continuamente
mossa da un uso di frammenti di glissando ripetuti, che obbligano
gli esecutori a continui attorcigliamenti e alla confezione di frequenti
dissonanze rese stridenti dal quasi totale annullamento di agogica
e dinamica (Hypsotony). In altri casi si lavora su piccole
giustapposizioni di frammenti (Fern) o su fuorivianti unisoni
che sembrano riprendere da Oriente la lezione zen di John Cage (Mr.
Bloomfield, His Spacing). Canoni e hoquetus riamandano però
più a procedure compositive di origine medioevale a cui molta
musica contemporanea guarda non sempre, bisogna dirlo, con esiti
sfavillanti.
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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