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Peter Blegvad & Andy Partridge

"Orpheus the Lowdown" (Ape House, APECD 005, 2004)

di Michele Coralli
   

Chi, dopo una lunga attesa, si aspettava dalla premiata ditta Blegvad/Partridge una raccolta di canzoni sul modello di ottimi dischi come The Naked Shakespeare (Virgin, 1983) o King Strut & Other Stories (1990, Silvertone) non può che rimanere spiazzato di fronte a questo Orpheus The Lowdown, opera dalla lunga, ma compassata, gestazione, in virtù di ben tredici (!) anni di lavorazione. Ci siamo immaginati questo progetto come un nobile accantonamento portato avanti da Blegvad e Partridge nei loro momenti di ozio, con quella invidiabile calma olimpica tipicamente inglese, che ci ha fatto amare personaggi come Robert Wyatt o Peter Gabriel. Ma, al di là dei tempi di pubblicazione davvero geologici, coglie nel segno la qualità più schiettamente sperimentale del lavoro, che davvero non concede nulla alla fruibilità più immediata. Blegvad è artista sempre meno incline alla canzone (già comunque frequentata con ottimi risultati), ma sempre più coinvolto da altri ambiti artistici quali letteratura, fumetto e illustrazione. Orpheus The Lowdown è coerentemente un'opera multidimensionale, che si offre su tre piani paralleli: quello dei testi, colti e ricchi di rimandi (da George Steiner a Rilke), quello delle illustrazioni (davvero particolari nell'uso delle impressioni radiografiche) e, infine, quello musicale: iperbolico, infarcito di elettronica e di manipolazioni e trattamenti, che sanno sempre rimanere discretamente a margine del recitativo blegvadiano. Spoken words su paesaggi sonori a volte diafani (come in Nuon Verbs, con il solenne accordo riverberato di Partridge), a volte tumultuosi (il quasi jungle di Night of the Comet). Sono molti, seppur brevi, gli episodi che segnano la storia di questo lavoro: l'inconsueto clavicembalo di The Blimp Poet o i cori sarcastici di Divine Blood che sanno quasi di zappiano o il riff "stoned-XTC" di Beetle. Un exploit, quello della Ape House di Andy Partridge (da lui stesso presentata come "sinonimo di invenzione e qualità"), che nel viaggio visionario di Orfeo rinnova l'iperbole di Kew Rhone, grande lezione di invenzione e qualità.

altremusiche.it / Michele Coralli

Su am: vedi la recensione di "King Strut and other stories" di Peter Blegvad

Su am: vedi l'articolo "XTC"