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Chi, dopo una lunga attesa, si aspettava dalla premiata
ditta Blegvad/Partridge una raccolta di canzoni sul modello di ottimi
dischi come The Naked Shakespeare (Virgin, 1983) o King
Strut & Other Stories (1990, Silvertone) non può
che rimanere spiazzato di fronte a questo Orpheus The Lowdown,
opera dalla lunga, ma compassata, gestazione, in virtù di
ben tredici (!) anni di lavorazione. Ci siamo immaginati questo
progetto come un nobile accantonamento portato avanti da Blegvad
e Partridge nei loro momenti di ozio, con quella invidiabile calma
olimpica tipicamente inglese, che ci ha fatto amare personaggi come
Robert Wyatt o Peter Gabriel. Ma, al di là dei tempi di pubblicazione
davvero geologici, coglie nel segno la qualità più
schiettamente sperimentale del lavoro, che davvero non concede nulla
alla fruibilità più immediata. Blegvad è artista
sempre meno incline alla canzone (già comunque frequentata
con ottimi risultati), ma sempre più coinvolto da altri ambiti
artistici quali letteratura, fumetto e illustrazione. Orpheus
The Lowdown è coerentemente un'opera multidimensionale,
che si offre su tre piani paralleli: quello dei testi, colti e ricchi
di rimandi (da George Steiner a Rilke), quello delle illustrazioni
(davvero particolari nell'uso delle impressioni radiografiche) e,
infine, quello musicale: iperbolico, infarcito di elettronica e
di manipolazioni e trattamenti, che sanno sempre rimanere discretamente
a margine del recitativo blegvadiano. Spoken words su paesaggi
sonori a volte diafani (come in Nuon Verbs, con il solenne
accordo riverberato di Partridge), a volte tumultuosi (il quasi
jungle di Night of the Comet). Sono molti, seppur brevi,
gli episodi che segnano la storia di questo lavoro: l'inconsueto
clavicembalo di The Blimp Poet o i cori sarcastici di Divine
Blood che sanno quasi di zappiano o il riff "stoned-XTC"
di Beetle. Un exploit, quello della Ape House di Andy Partridge
(da lui stesso presentata come "sinonimo di invenzione e qualità"),
che nel viaggio visionario di Orfeo rinnova l'iperbole di Kew
Rhone, grande lezione di invenzione e qualità.
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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