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Un’improvvisazione dall’andamento lento che si sviluppa
tramite giustapposizione di suoni prodotti da oggetti vari, sampler
e un po’ di elettronica. Un flusso concepito e messo in divenire
dal sassofonista e filosofo John Berndt (di Baltimora) in occasione
del primo festival canadese Fa3 "Action Art Actuel" nell’ottobre
del 1999. Come ci viene suggerito nelle note, A Gift si struttura
come una serie di momenti improvvisativi non premeditati che si
basano su alcune diverse sorgenti sonore, "rumori" che
diventano suoni manipolati in tempo reale: il cuore meccanico di
una bambola, le palline magiche cinesi, una barra metallica e altre
oscure macchinette che occorrerebbe vedere per capire di cosa si
tratta.
I risultati, che tendono inevitabilmente a una musica
rumoristica, o meglio a un’improvvisazione di tipo concreto, possono
anche non essere condivisi da tutti, ma non è certamente
alle larghe platee che questa musica può parlare. Come molti
altri, anche in questo caso si sperimentano le possibilità
offerte dalla totale libertà di linguaggio, capaci di far
affiorare sensi inconsci, non solo in chi suona ma anche in chi
ascolta.
© altremusiche.it / Michele Coralli

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