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Un disco dall'amaro titolo Between Heaven and
Earth, che contiene alcune tra le ultime registrazioni di Peter
Kowald, suona come un malinconico omaggio a una delle personalità
più aggreganti della scena "impro" europea, non
più tra noi dallo scorso settembre (2002). Come dice Sommer
nelle note del CD, la personale visione di Kowald del "villaggio
globale" consisteva nella conservazione di amicizie in ogni
parte del globo. Amici con cui Kowald suonava, creava reti di collaborazioni,
stimolava ogni tipo di aggregazione attraverso il coinvolgimento
diretto di ognuno nella musica suonata (e improvvisata), nell'elaborazione
della percezione del suono e nella messa in discussione del ruolo
dell'artista che esegue ex-cathedra.
Esempio significativo è stato, tanto per dirne
una, l'avvicinamento delle persone del quartiere a Wuppertal, dove
Kowald viveva, per la creazione di un progetto di comunità
artistica partecipativa: un vero esempio di catarsi e purificazione
da parte di chi suona, ma si vuole liberare dalle pressanti logiche
di mercato. Eppure come Kowald continuano a esserci musicisti che
studiano per innovare i linguaggi, creano circuiti collaborativi
e girano il mondo per pochi soldi (forse quanto basta per vivere
o forse meno); questi sono quelli che, in fondo, ammiriamo di più.
Con essi allora anche il trio qui in questione, che coinvolge anche
Conrad Bauer al trombone e Günther Sommer alla batteria, già
con Kowald e Leo Smith nei primi anni '90.
Una musica totale che guarda a molte esperienze passate
di certo jazz d'avanguardia, qui contraddistinto da improvvisazioni
più coincise, in cui l'alto livello delle registrazioni (lo
studio è quello della radio svizzera) esalta l'esuberanza
e la ricchezza creativa dei tre. Le basse frequenze degli strumenti
non a caso scelti per una tavolozza dalle tinte scure (ma mai fosche)
determinano un'impressionate carica di vibranti pulsazioni che coinvolgono
durante l'ascolto non solamente le nostre orecchie, ma l'interno
fisico. Consigliata una buona apertura di volume, coinquilini permettendo,
sempre che non siate stati vicini di casa di Peter Kowald.
© altremusiche.it / Michele Coralli

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