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A spirale
"Come una lastra" (Lizard, 0031, 2004)
di Michele Coralli
   

Percorrono la scia avant-jazz/rock di Antrofobia i napoletani A spirale, quartetto formato dal batterista Massimo Spezzaferro, il chitarrista Maurizio Argenziano, il sax alto e clarinetto di Mario Gabola e gli archi di Anita Furlani. Registrato presso lo studio Mediaducks dei fratelli Cartolari, produttori dell'album Come una lastra, lavoro iscrivibile ai sintomi di quel germe avant che sta via via contaminando gran parte dell'undeground italiano da un paio di anni a questa parte. Il viaggio come al solito parte da molto lontano: progressive anni '70, hard core, no wave, jazz trasfigurato e tanta voglia di scombinare le battute per cogliere irregolarità e spigoli. Chitarre che da semplici e arpeggianti si caricano improvvisamente di compressori che saturano le sei corde fino a catapultarle direttamente nel già noto immaginario metal. Una rozza e ruvida viola in mezzo a dei mantra sporchi evoca le torbide visioni pseudo-raga dell'arcaicizzante Third Ear Band di un tempo. Mentre il buon vecchio sax è lì a ricordarci che è il jazz l'amalgama perfetto tra quei generi di marca più profondamente popular.

Gli sviluppi possibili sono molti: auspicato il più completo raschiamento dei dati inessenziali e una maggiore selezione in sede compositiva. Se il rock è morto, meglio smettere di evocarlo, a meno che non lo si voglia vedere tornare sotto forma di zombie.

© altremusiche.it / Michele Coralli

Su am: vedi la recensione di "Agaspastik" di A spirale