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Percorrono la scia avant-jazz/rock di Antrofobia
i napoletani A spirale, quartetto formato dal batterista Massimo
Spezzaferro, il chitarrista Maurizio Argenziano, il sax alto e clarinetto
di Mario Gabola e gli archi di Anita Furlani. Registrato presso
lo studio Mediaducks dei fratelli Cartolari, produttori dell'album
Come una lastra, lavoro iscrivibile ai sintomi di quel germe
avant che sta via via contaminando gran parte dell'undeground italiano
da un paio di anni a questa parte. Il viaggio come al solito parte
da molto lontano: progressive anni '70, hard core, no wave, jazz
trasfigurato e tanta voglia di scombinare le battute per cogliere
irregolarità e spigoli. Chitarre che da semplici e arpeggianti
si caricano improvvisamente di compressori che saturano le sei corde
fino a catapultarle direttamente nel già noto immaginario
metal. Una rozza e ruvida viola in mezzo a dei mantra sporchi evoca
le torbide visioni pseudo-raga dell'arcaicizzante Third Ear Band
di un tempo. Mentre il buon vecchio sax è lì a ricordarci
che è il jazz l'amalgama perfetto tra quei generi di marca
più profondamente popular.
Gli sviluppi possibili sono molti: auspicato il più
completo raschiamento dei dati inessenziali e una maggiore selezione
in sede compositiva. Se il rock è morto, meglio smettere
di evocarlo, a meno che non lo si voglia vedere tornare sotto forma
di zombie.
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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