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Ashtool
"Electrosoundphrasesinth(ou)gh(t)s" (Into my Bed, into01, 2004)
di Michele Coralli
   

Quando l'elettronica mostra il destro ai più seducenti e abbacinanti pattern commerciali ci si rapporta ad essa come una musica dalle chiare tinte funzionali, quasi impossibili da svincolare dal contesto per cui vengono pensate. Se poi si demanda l'idea compositiva alla mera ricerca di timbri che poggiano su sequenze di ritmi costruiti a suon "taglia e incolla", viene da chiedersi se certo pensiero musicale attuale non sia eccessivamente vittima di pc e ProTools addomesticati. Ebbene, certe estetiche ambient esistevano ben prima che i computer invadessero le case di molti, però quel gusto precotto che sembra eliminare quella fastidiosa sensazione di musica suonata riempie sempre più le cache della nostra musica digitale. Può il mezzo elettronico determinare uno sviluppo del pensiero che crea forma oppure è destinato a formalizzare un loop atrofizzante?

Ashtool, alias Marco Rizzi, chitarrista e manipolatore torinese, sembra propendere per la più pessimistica delle risposte possibili per una buona metà del suo lavoro. Beninteso, per quanto eccessivamente quadrata nei sui 4/4 dilatati su tempi larghi, spesso la sua musica "club-referenziata" sa rendersi non banale, anche se non imprevista. Il sentiero è in bilico tra una sghemba attitudine sperimentale o eterodossa (come nell'irregolare excursus per chitarra di Cameriere) ed esplosioni di elettronica più mainstream entro cui convogliano leggerezze alla Brian Eno, così come pesantezze alla Jah Wobble e Bill Laswell, nella pur semplificata veste produttiva. Certi panorami, seppur connotati da interessanti prospettive, cedono alla ripetizione, determinata anche dall'ostinazione di voler giungere alla sospirata ora + 11 minuti + 11 secondi di musica. Melius abundare quam deficere?

 
© altremusiche.it / Michele Coralli