|
| |
Quando l'elettronica mostra il destro ai più
seducenti e abbacinanti pattern commerciali ci si rapporta ad essa
come una musica dalle chiare tinte funzionali, quasi impossibili
da svincolare dal contesto per cui vengono pensate. Se poi si demanda
l'idea compositiva alla mera ricerca di timbri che poggiano su sequenze
di ritmi costruiti a suon "taglia e incolla", viene da
chiedersi se certo pensiero musicale attuale non sia eccessivamente
vittima di pc e ProTools addomesticati. Ebbene, certe estetiche
ambient esistevano ben prima che i computer invadessero le case
di molti, però quel gusto precotto che sembra eliminare quella
fastidiosa sensazione di musica suonata riempie sempre più
le cache della nostra musica digitale. Può il mezzo elettronico
determinare uno sviluppo del pensiero che crea forma oppure è
destinato a formalizzare un loop atrofizzante?
Ashtool, alias Marco Rizzi, chitarrista e manipolatore
torinese, sembra propendere per la più pessimistica delle
risposte possibili per una buona metà del suo lavoro. Beninteso,
per quanto eccessivamente quadrata nei sui 4/4 dilatati su tempi
larghi, spesso la sua musica "club-referenziata" sa rendersi
non banale, anche se non imprevista. Il sentiero è in bilico
tra una sghemba attitudine sperimentale o eterodossa (come nell'irregolare
excursus per chitarra di Cameriere) ed esplosioni di elettronica
più mainstream entro cui convogliano leggerezze alla Brian
Eno, così come pesantezze alla Jah Wobble e Bill Laswell,
nella pur semplificata veste produttiva. Certi panorami, seppur
connotati da interessanti prospettive, cedono alla ripetizione,
determinata anche dall'ostinazione di voler giungere alla sospirata
ora + 11 minuti + 11 secondi di musica. Melius abundare quam deficere?
|
|
| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
|
|