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L'elettronica dell'artista israeliana Meira Asher
dimostra con Infantry di potersi collocare tra le realizzazioni
più avanzate in questo campo. Parte del merito deve essere
equamente spartito con il collega Guy Harries, che assieme a Meira
ha creato un lavoro, che nulla concede alla fruizione distratta
(motivo forse che ha causato la presa di distanza da questo lavoro
da parte di molti critici italiani, dopo le adulazioni che erano
seguite a Spears into Hooks). Pur mantenendo viva la capacità
di nutrirsi di contenuti ideologici, pregnanti, quanto scomodi,
la visione musicale di Meira Asher si situa in un terreno di rappresentazione
totale, a cui il puro mezzo audio va assolutamente stretto. Capace
di non nascondersi nelle pieghe di un'arida tecnologia, questo lavoro
si situa, in un panorama del tutto personalizzato, accanto ad esperienze
dall'elevato contenuto civile come Ricorda cosa ti hanno fatto
in Auschwitz di Luigi Nono, dove l'elaborazione elettronica
dava senso all'espressione, per liberare la coscienza dell'ascoltatore,
e non per imbalsamarlo.
Quattordici episodi (abbiamo sentito qualcuno parlare
di canzoni, ma siamo lontanissimi da questa forma) costituiscono
la dimensione del lavoro, che tratta, in modo assolutamente spietato,
della manipolazione dei bambini e del loro sfruttamento come soldati.
I testi sono tratti da alcuni rapporti che hanno come oggetto i
bambini-soldato in Birmania, Israele, Liberia, Libano, Filippine
e Uganda, nonché su alcuni rapporti attinenti a torture effettuate
a danno di bambini in tutto il mondo nell'anno del Signore 2000.
"Chi è malato oggi? / La piccola Ah'lam / 'Non ti preoccupare,
il papà ti porterà dal dottore, vieni prepariamoci'
/ Entrano in macchina e arrivano al check point / 'Mi dispiace,
non potete passare' / 'Ma mia figlia è molto malata e devo
portarla all'ospedale' / 'No!' / 'La prego' / 'Non potete' / Così
tornano a casa / Un giorno, due giorni e la piccola Ah'lam muore"
(da: The Hospital) Una storia come tante che non vengono
nemmeno riportate nei resoconti giornalistici quotidiani che provengono
da Israele, come da moltissime parti del mondo. Storie di ingiustizia,
di cui sono vittime i più deboli: i bambini.
Un lavoro, quello di Asher e Harries, che mantiene
alta la tensione, costruendo atmosfere di cupa sopraffazione tecnologica,
specchio di realtà viziose e malsane.
"Kids run to front line spirit say commaders stay behind."
© altremusiche.it / Michele Coralli
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