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Si sta facendo un gran parlare di questo gruppo avant-jazz
dal nome enigmatico, già sulle scene dal 1990 e capace di
riportare in auge quel suono e quegli umori cari alle migliori esperienze
post-Rock in Opposition. Cupe atmosfere ossessive di stampo Univers
Zero o Magma, nevrotiche poliritmie alla Doctor Nerve, echi più
jazz-rock di ascendenza Curlew e bizzarrie irriverenti eredità
del migliore Fred Frith: questo l'inventario di un ensemble capace
di allestire un comparto di suoni molto ricco e strutturato. Anatrofobia
nasce come trio di stampo più marcatamente improvvisativo,
per poi ampliare il proprio collettivo a diversi altri musicisti
interessati a frequentazioni sperimentali e provenienti dal canavese
(area del Piemonte fino a poco tempo fa maggiormente nota per l'ottima
gastronomia, più che per una scena avantgarde).
Alessandro e Luca Cartolari (rispettivamente sax
alto e basso elettrico), Mario Simeoni (sax tenore) e Andrea Biondello
(batteria) formano l'ossatura di un ensemble capace di allargarsi
ad altre voci, come la tromba di Gianni Trovero, il fagotto di Alessio
Pisani, la chitarra elettrica di Roberto Sassi.
Le cose non parlano costituisce la quarta
uscita del gruppo dai tempi di Frammenti di durata del 1997,
a cui hanno fatto seguito Ruote che girano a vuoto del 1999
e Uno scoiattolo in mezzo ad un'autostrada del 2001. Ci raccontano
nelle note di copertina: "dopo il CD precedente c'eravamo riproposti
di focalizzare meglio le nostre idee, evitare certe lungaggini,
essere più diretti e comunicativi." Al contrario Le
cose non parlano non sembra rilassarsi su posizioni "troppo
comunicative" e nella sua complessità non può
essere certo considerato un disco di facile assimilazione, anche
se il pregio della ricerca di una comunicazione concretamente epigrammatica,
non si dimostra assolutamente incline alla dimensione enfatica ed
esuberante. Il pericolo di ricadere in uno sterile virtuosismo alla
Doctor Nerve viene abilmente tenuto lontano attraverso un'intelligente
visione compositiva, che amalgama il gruppo su idee mai scontate.
La potenza del suono è notevole, se pensiamo al tipo di organico,
capace di concedere davvero poco alle alchimie elettroniche e digitali,
a favore di un amalgama di stampo jazzistico che obiettivamente
trova rari confronti su base nazionale. Se le cose non parlano,
Anatrofobia avrà sicuramente tante cose da dire in un panorama
italiano che sta dando segno di risveglio dopo anni di coma etilico.
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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