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L'immagine di Misha Alperin dedicata alla notte inizia
con pochi scarni accordi e una dimessa melodia al violoncello. E
la promessa di una "musica a programma" ispirata dalle
atmosfere notturne rarefatte, illuminate dalle livide luci delle
lunghe estati bianche norvegesi, giunge gradita a chi ben conosce
quella musica scandinava di tipico marchio ECM, imperniata sull'estetica
dei grandi spazi e dei silenzi magnetici, qui rotti dagli applausi
stranamente mantenuti nella registrazione del concerto tenuto al
Vossa Jazz Festival nel 1998. Alperin, ucraino di nascita, ma norvegese
di adozione) ricerca nelle luci crepuscolari del grande Nord un
insieme di suoni che possa dar descrizione a quelle suggestioni,
mediante un processo di progressivo assottigliamento e riduzioni
di materiali: dai movimenti più lenti e rarefatti, a quelli
che possiedono un maggior impeto ritmico come Tango e Second
Game, senz'altro i pezzi migliori. La suite Night viene
concepita per cinque strumenti, ma gli esecutori sono solo tre:
oltre allo stesso Alperin, il percussionista classico H. K. Kjos
Sørensen e la violoncellista Anjia Lechner, già membro
del Rosamunde Quartett. Come al solito ineccepibili tutti quanti,
a partire da Alperin che sa sempre trovare qualche guizzo brillante,
che regala il sempre atteso "inaspettato".
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dİ altremusiche.it / Michele Coralli
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