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Che il cinema sia oggi l'arte più vicina alla
musica non siamo certo noi i primi ad osservarlo, ma non apriremo
qui un dibattito sull'estetiche delle relazioni tra le immagini
e i suoni. Certo non si può fare a meno di notare come la
costante immersione in un abisso di forme e vibrazioni non può
che generarne altre, in modo infinito.
Olga Neuwirth è una delle compositrici contemporanee
più fantasiose e stimolanti. La sua musica, già di
per sé ricca di rimandi, è spesso capace di prorompere
nel luogo in cui la si ascolta con una forza attribuibile, nella
scala emotiva attuale, solamente a certe pellicole di spessore.
Il suo interesse nei confronti della decima Musa però risale
ai tempi della sua tesi sul film di Alain Resnais L'amour à
mort, ma basterebbe ricordare una composizione come Lost
Highway, costruita attorno all'omonima opera di David Lynch,
per sgombrare il campo dall'idea che questo sia un mero interesse
professionale.
Music for Films, raccolta di medio e cortomtreggi (si supera
in soli tre casi la mezz'ora) oltre a fornire un'idea esaustiva
sul modo di intendere la relazione suono/immagini della Neuwirth,
suggerisce anche il personale kit culturale di riferimento dell'autrice,
oltre che proporre della stessa un divertente ritratto nella parodia
di una conferenza stampa (Gefahr Bar, 2007) che libera l'aura
del compositore di musica contemporanea da ogni prosopopea e seriosità
con un paio di baffi finti che molto ci dicono sulla misoginia dell'ambiente
musicale (quante cose da imparare dalle nostre parti
).
Si inizia allora con un vero e proprio film
di 46:31, The Long Rain (2000) del regista Michael Kreihsl,
basato su un racconto di Ray Bradbury, autore di due capolavori
come Cronache marziane e Fahrenheit 451. Musica e
ideazione appartengono a Olga Neuwirth, mentre i crediti della sua
esecuzione spettano al Klangforum Wien sotto la direzione di Peter
Rundel (collocati, tra l'altro, nel "Sun Dome" della scena
finale). Ci troviamo in mezzo a una piovossisima giungla sul pianeta
Venere su cui si avventura l'equipaggio di una navicella spaziale
dopo un atterraggio di emergenza. La ricerca di un fantomatico Sun
Dome (luogo asciutto e riparato) prosegue fintanto che 3 dei 4 membri
dell'equipaggio non cedono agli stenti. Una musica tagliente, quasi
dirompente nel suo manifestarsi in maniera distruttiva, un suono
che sa diventare drammatico commento nelle immagini a infrarossi
di modernissimi bombardamenti intelligenti, o, al contrario, farsi
introspettivo nel crepuscolare landscape piovoso, infine evocativo
nel vestire di eco del passato una fantascienza che ai tempi di
Bradbury è ancora vintage.
Con Canon of Funny Phases (1992) si entra
addirittura nel mondo dell'animazione, o meglio dei disegni animati
(alla cui produzione partecipa la sorella Flora, artista e designer).
Il canone di cui si parla nel titolo è frutto di un incastro
di sequenze dello stesso cartoon, che si sovrappone secondo una
delle più scolastiche forme musicali, su sei differenti schermi,
in sincronia con la stratificazione sonora di una composizione dal
carattere quasi improvvisativo.
Durch Luft und Meer (2007) è un mediometraggio
girato tra i fiordi norvegesi che raccoglie, con una telecamera
portatile, suggestioni ambientali "attraverso aria e mare".
Qui la tentazione ambient è molto forte, ma si riesce sempre
a evitare il mero dato descrittivo attraverso scelte di soluzioni
che trasfigurano suoni che a tratti rimandano al corale bachiano
(suggestioni, forse).
Symphonie Diagonale (2006) è un celeberrimo
film sperimentale dello svedese Vicking Eggeling che risale al 1924.
La scelta della Neuwirth è quella di procedere attraverso
un uso percussivo di suoni campionati che amplificano ancor più
le spigolose raffigurazioni del dadaista.
Altra brevissima animazione quella di The Calligrapher
(1991) opera dei fratelli Quay, commissionata e rifiutata dal
secondo canale della BBC. Un burattino di carta, che ricorda molto
da vicino quelli di Lele Luzzati, scrive con una penna d'oca e attorno
a lui svolazza un clavicembalo e due chitarre con armonie puntute,
moderne ma, al tempo stesso, antiche. Sono solo 57 secondi e tutto
è davvero delizioso.
Miramondo Multiplo (2006/07) si riferisce
invece ad un altro tipo di calligrafia, quello dell'autrice ritratta
mentre compone, o meglio viene ritratto il pentagramma in un'inquadratura
che per un gioco di specchi risulta coerente allo spettatore. Titolo
e partitura si riferiscono al concerto per tromba e orchestra. Una
bella intuizione della nascita e delle crescita del pensiero musicale
attraverso la scrittura.
Ritorna un altro mediometraggio girato a Parigi e
ispirato ad un altro classico della cinematografia, Paris qui
dort di René Clair. Il tempo della metropoli che viene
fermato, rallentato e reso irreale, per poi diventare concitato
fino al parossismo e tornare infine alla normalità. La colonna
sonora di questo video, Disenchanted Time (2005) vive intimamente
all'interno di immagini così condivise dal turismo di massa
da renderne la traslitterazione assolutamente capace di ribaltare
totalmente tale prospettiva. L'elettronica sviluppata per l'occasione
si serve di tecnici e apparecchiature dell'Ircam, presso cui anche
la Neuwirth è passata.
Infine No More Secrets No More Lies, il video
forse più poetico e politico che ha come protagonista iconografica
l'attrice transgender Georgette Dee che declama e intona testi che
incitano alla concordia del genere umano e che si aprono alla declamazione
in frammenti strofici dal chiaro rimando brechtiano. Uno sfondo
di mare agitato in contrasto con i veli e le vesti dell'attrice
offre spunti cromatici puntualmente raccolti dalla musica: una vera
e propria dichiarazione della Weltanschauung della compositrice
fatta di suoni, parole e colori perfettamente combinati.
Ancora il mare nel cuore di un'artista che torna a navigare.
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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