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Ciò che è successo al sottomarino russo
Kursk attiene più alla storia della guerra fredda che alle
cronache delle tragedie del mare. Come per il DC-9 I-TIGI dell'Itavia
la verità non emergerà mai, sebbene le ricostruzioni
plausibili ci spingano a considerare semplicemente come il Potere,
per reggersi, sia sempre pronto a sacrificare vite umane, anche
quelle che appartengono a quel consesso chiamato Nazione che ne
legittima il ruolo di comando.
Il lavoro che Gianni Mimmo e compagni hanno fatto attorno alla tragedia
del sommergibile nucleare non è certamente quello del film
di denuncia, bensì quello di una lettura estetica di quanto
successo, in altre parole di una visione epica o, come meglio dice
lo stesso Mimmo, dell'appropriazione di una prospettiva "catartica",
poiché è innegabile che i grandi drammi hanno su tutti
noi un enorme potere di fascinazione. E l'uso estetizzante fatto
anche dai grandi mass media dell'attentato alle Twin Towers è
lì a dimostrarlo, così come quanto è stato
detto a riguardo da Karlheinz Stockhausen (e mal interpretato da
tutti).
Ciononostante ci sono voluti 3 anni di messa a punto
per produrre questo cortometraggio di 24 minuti. Da una parte sono
state utilizzate immagini di repertorio e spezzoni "disturbati"
di film sul tema sottomarino, oltre che confezionata qualche presa
originale come i dettagli della lamiera che subisce l'infiltrazione
dell'acqua o le mani che cercano uno spiraglio di luce attraverso
una piccolissima grata. Editing e montaggio di Agua Mimmo hanno
reso poi questo zibaldone di immagini un flusso coerente e donato
al complesso dell'opera un taglio registico vero e proprio. Dall'altra
parte la musica, che è servita anche da story board, è
stata costruita attorno a una trama sviluppata per quadri: la varo,
il viaggio, la vita a bordo, le comunicazioni, il punto di non-ritorno
e l'epilogo. In particolare il sax soprano di Gianni Mimmo (accanto
alla radio a onde corte Zenith L600) e il trombone di Angelo Contini
hanno fornito la totalità timbrica attraverso cui vengono
sviluppata la colonna sonora rielaborata in tempo reale dall'elettronica
di Xabier Iriondo: una musica puntillistica a forte vocazione improvvisativa.
Ma ci sono anche pagine scritte con raffinatezza allusiva, come
nel trionfale incipit Launching che non dissimula l'orizzonte
di un grande compositore di musica incidentale come Dmitrij ostakovic.
Una musica quindi che nei suoi silenzi, i suoi riverberi e i suoi
rumori sinistri si sposa perfettamente con il mondo scuro e terribile
degli abissi post-sovietici.
E poi c'è lui, il sottomarino, un mostro muto che vive in
mari freddi, disabitati e inospitali. Si muove nell'ombra come un
gigantesco leviatano ed è messo in movimento da 118 persone
che costituiscono il suo organismo interno. Una volta che muore
questo, anche un mostro così imponente e apparentemente indistruttibile
si avvia alla sua fine.
"Tutto l'equipaggio delle sezioni
sei, sette e otto si è spostato nella sezione nove. Ci sono
23 persone qui. Abbiamo preso questa decisione come conseguenza
del disastro. Nessuno di noi può tornare in superficie."
Tenente Dimitri Kolesnikov
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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