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Sembra che l'ascolto di Pacific 231 di Arthur
Honegger abbia lasciato una profonda impressione nel giovane Ferrari
che già nel 1954 è a Darmstadt per presenziare al
suo primo corso estivo, evento che lo spinge subito sulla strada
del serialismo, sebbene poi all'interno di quel consesso la figura
che più lo affascina è l'eretico John Cage. Nell'approssimarsi
agli anni '60 Ferrari abbandona le vesti serialiste per indossare
quelle più "barbare" (così dice) della musica
concreta, tanto da entrare presto a far parte del Group de Recherche
Musical di Pierre Schaeffer e Pierre Henry. Da quel momento in avanti
si aprono sterminati orizzonti che lo portano ad abbracciare sempre
in modo molto sereno e disincantato pratiche di registrazione e
montaggio di materiali catturati dalla realtà, così
come sposare un'elettronica molto "compromessa" con ambiti
popular o simili, a concepire in musica aspetti gestuale (ironici
o grotteschi) che solamente in altri compositori atipici come Kagel
o Bussotti hanno coltivato con profitto.
Questo film-intervista traccia il percorso artistico
di Ferrari attraverso alcune sue composizioni (specie le più
recenti catturate in una fase pre-realizzativa o pre-esecutiva).
Il documento ci dice assai sul mondo di un compositore del Novecento
abbastanza appartato dalle grandi scuole e per questo non ancora
molto celebrato, ma certamente moderno. La sequenza che lo riprende
al luna park con cuffie e registratore a carpire suoni isterici
e alienanti può far capire meglio di ogni altro trattato
di musicologia cos'è una registrazione sul campo e come questa
possa generare la composizione di una musica concreta.
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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