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Musica da ascoltare oppure musica da vedere (e ascoltare)?
Con il ritardo che viene giustificato solamente dall'alto grado
di qualità, oltre che dalla consueta volontà riflessiva
di un ambito molto schivo rispetto alla spettacolarizzazione del
proprio sapere, anche la musica contemporanea sembra volere dare
un'immagine di sé, dei propri volti, dei luoghi e delle chiacchiere
che i suoi protagonisti sono lieti di fare attorno alla propria
musica. Organizzare una collana come quella di Juxtapositions (www.ideale-audience.com)
attorno a una serie di compositori contemporanei (e novecenteschi)
sembra un modo per suggerire un approccio non molto consueto a un
pubblico che subisce in questi contesti offerte troppo polverose
e accademiche.
Vedere come nasce l'esecuzione di un'opera come Eclat
di Pierre Boulez, a partire dalle prime occhiate alla partitura
del direttore d'orchestra Ed Spanjaard (alla guida del Netherland's
Nieuw Ensemble), dai colloqui con l'autore e dagli affiancamenti
di alcuni interpreti, per poi ascoltare l'esecuzione finale, può
essere un modo per iniziare ad amare alcune tra le pagine più
complesse che la musica occidentale abbia fin qui prodotto. Eclat
(scheggia, frammento, ma anche scintillio)
consiste in uno studio sulle risonanze, scritto per quindici strumenti
nel 1965 rispettando un perfetto equilibrio tra forma aperta e ordine
seriale. Definito "un concerto per direttore", questa
composizione consente al direttore d'orchestra un controllo quasi
strumentale, capace di plasmare il suono dell'ensemble quasi in
tempo reale. La possibilità di vedere come questo avvenga,
ma soprattutto come questo venga costruito a partire dalla pagina
scritta ci è offerta direttamente dalle immagini catturate
durante la lavorazione che in casi come questi si dimostrano più
efficaci, non solamente di ogni saggio musicologico, ma anche del
mero supporto audio casalingo. Le raffinate sequenze dell'omonimo
film del regista Frank Scheffer, costruito attorno all'opera del
più grande serialista francese, ci dischiudono un mondo che
richiede attenzione, studio e coraggio di fronte a tanta complessità.
Il secondo film contenuto nel DVD, Sur Incises,
consiste nella lezione-concerto che Boulez tiene attorno all'architettura
nascosta dell'omonimo brano del 1996, scritto per un ensemble di
nove strumenti (3 pianoforti, 3 arpe, 3 percussioni) - in questo
caso quelli dell'Ensemble Intercontemporain - e anche in questa
occasione la formazione che giunge attraverso le suggestive illustrazioni
del compositore ci offre una serie di immagini (questa volta figurate)
utili non solo alla comprensione della musica del francese, ma anche
alla sua più empirica fruizione.
Nessun approccio allora come
quello di un buon film può darci la chiave di accesso più
rapida a una musica in cui, se privi di punti cospicui, si rischia
di perdersi. E le cose valgono anche per autori come Berio, Glass,
Stravinskij, Pärt, Carter o Aperghis, che completano il roster
della collana. Vedere in faccia alcuni compositori contemporanei
(o comunque recenti) può essere utile per avere uno spaccato
denso di significato, che supera oltre ogni limite quegli stucchevoli
backstage di molti DVD di matrice popular. Visto poi che
Mamma Rai ci nega da oltre trent'anni qualsiasi tipo di approfondimento
sul tema (occorre risalire a "C'è musica e musica"
condotto da Luciano Berio negli anni '70 per trovare una trasmissione
degna di una reale rappresentazione della musica di oggi e di ieri),
ben vengano allora materiali assortiti di musica contemporanea con
forti matrici mediatiche. Se non serviranno ad allargare gli orizzonti
culturali di molti ascoltatori mono-utenza, potrebbero comunque
tornare utili per uno stoccaggio culturale nella prossima spedizione
in giro per l'universo.
© altremusiche.it / Michele Coralli
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