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L'arte dell'istallazione e della composizione del
suono nello spazio ambientale ha già da tempo messo un piede
nelle aree più impensate del nostro mondo naturale e artificiale.
Il gruppo Timet riscopre gli spazi in cui natura biologica e cultura
digitale sembrano poter trovare una possibile convivenza, probabilmente
un'Arcadia del futuro.
Ne parliamo con Lorenzo Brusci, meta-compositore,
sound-designer e fondatore di Timet, compagine che dal 1993 lavora
in campo teatrale e nell'ambito delle istallazioni sonore. Come
viene riportato sul sito di Timet: "i nostri sforzi primari
includono le tecniche compositive e perfomative per una musica e
un'architettura sonora non lineare. Supportiamo la filosofia dell'open
data per la distribuzione degli oggetti intellettuali, composiizoni
finali, singoli elementi audio e partiture elettroniche incluse."
Cos'è allora Timet e che obiettivi si propone?
Timet è un gruppo molto aperto: si apre e
si chiude. Assecondando movimenti di necessità e lavorando
in ambiti linguistici diversi, il corpo flessibile di Timet si riflette
continuamente in forme molteplici.
I laboratori che avete attivato sembrano essere
il fulcro della vostra attività. Trovo interessante in particolare
l'idea del giardino sonoro che vi è stato commissionato in
diverse località tra Firenze a Birmingham. Come si sonorizza
un giardino e che tipo di stratagemmi avete utilizzato per la spazializzazione
del suono?
Si intendono le ragioni storiche o socio-abitative
di un sito installativo, qualunque esso sia, urbano o naturalistico.
Le si ricercano, ricomponendole. Storici, architetti, artisti, performer,
musicisti, iniziano un dialogo che coglie lentamente l'intenzione
critica che darà forza e forma al nostro intervento. Un giardino
sonoro in particolare - esperienza che Timet ha iniziato dall'ottobre
2003 in collaborazione con Stefano Passerotti, giardiniere in Firenze
- esige pertinenza botanica, coraggio e rigore nelle relazioni oggetto
suonante-composizione musicale, consapevolezza acustico-ambientale,
che come giustamente intuisci si applica attraverso disegni polifonici.
La tecnologia applicata è quella della masterizzazione di
DVD video ad uso esclusivamente audio, ma la compressione AC3 non
penalizza significativamente la qualità del suono. Del resto
la qualità degli altoparlanti è sottomessa alla loro
inclusione in oggetti di varia forma e carattere acustico.
Il primo debutto di un nostro giardino sonoro è
a Firenze con Fabbrica Europa, la prima settimana di maggio,
e sarà proprio il nostro laboratorio Giardino Sonoro la
Limonaia dell'Imperialino a inaugurare la serie delle nostre
committenze estive. Dal 16 al 20 giugno saremo a Birminghan al BBC
gardeners World Live Show per la Royal Horticultural Society e la
BBC. Il 23 giugno inauguriamo sempre a Firenze un parco sonoro nella
Villa Strozzi al Boschetto, committenza del Centro di Arte Contemporanea
Le Papesse di Siena e il Comune di FIrenze (Quartiere 4).
In questo tipo di esperienze a quali architetti
del suono vi siete ispirati?
Ci sono molte figure di riferimento, primo fra tutti
il sound architect svizzero Andres Bosshard, maestro e precursore
di molte importanti intuizioni per il ritorno del suono nello spazio.
Collaboro con lui da alcuni anni, ho fatto parte del team di registi
che articolavano gli eventi della Sound Tower all'Expo 02 di Biel
(CH). A Biel ho avuto modo di comprendere radicalmente la condizione
ambientale e architettonica dell'astrazione strumentale elettroacustica,
sia questa nella forma di musica fonografica o performativa.
Poter dar vita a violente volute elettroniche, con un sistema a
più di 30 voci, all'interno di una torre alta 40 metri, e
vedere migliaia di persone di ogni età e cultura starsene
in ascolto per ore, per poi tornare ancora a cogliere le variazioni...
Fiducia nel processo che si espone, suono come dimensione della
permanenza e della abitabilità, seppur nella mutevolezza
delle prospettive espressive.
Potrei poi citarti l'austriaco Bernhard Leitner,
il tedesco Rolf Julius, il britannico Martin Riches, lo stesso Alvin
Lucier. I riferimenti sono molti, e non necessariamente solo legati
alla presenza del suono, penso al senso della materia di Burri,
una forza che ancora lavora molto sul mio suono.
Credo da ultimo che col suono si determini una richiesta
pressante di architettura non invasiva, non materiale, fortemente
simbolica e permutabile. Per giungere a tutto questo la musica si
è prima fatta disco-oggetto e oggi puro flusso informativo,
molto simile alle densità luminose...
Possiamo parlare di land-art, o di qualcosa del
genere? Le etichette a volte ci aiutano a districarci all'interno
di contesti artistici non convenzionali...
Non dimentichiamo il valore compositivo del nostro
intervento poi anche oggettuale-botanico-architettonico: in questo
senso si può continuamente parlare di teatro sonoro, di land
art, di sonic art, di semplice fenomeno della presenza, quindi di
contemporaneità multisimbolica, nel senso di esprimente una
urgenza metodologica nel trattamento della complessità non
solo musicologica: le nostre banche dati condivise sono un modello
di trattamento congiunto della complessità compositiva, secondo
principi open data (il nostro materiale è condivisibile sotto
licenza EFF).
Ridistribuzione costante della ricchezza informativa,
per far crescere una consapevolezza metodologica ed etica della
coesione e della varietà implicita del corpo simbolico musicale
complessivo. Le forme di retribuzione economica si riarticoleranno
compiendo certamente altri soprusi, ma certamente azzerando la confuzione
tra atto musicale e commercio dell'ignoranza. Questa è una
questione ecologica.
Timet si espone contro una riduzione della complessità
che fiorisce nel grande oceano del suono proprio perché vede
vitalità e nuova quotidianità dove altri vedono l'interruzione
di profitti. Tecnofar musica, riprodurla, copiarla, inoltrarla,
alterarla, son tutte azioni nel senso della sua ambietalizzazione
o naturalizzazione. Verso una democrazia simbolica più consapevole?
C'è chi vorrebbe impedirlo...
Dal giardino al web, Timet è impegnata
seriamente anche online attraverso un sito in cui si spinge molto
sull'open source attraverso streaming, download e condivisione di
risorse sonore consultabili attraverso un database. Promozione o
condivisione?
Ore di materiale musicale intrappolato dentro la
forma compiuta di un disco: una delle possibili soluzioni di relazione
interna tra le migliaia escluse dal processo compositivo. Cosa fare
di tutta questa ricchezza? Credo che molto più del brano
compiuto i singoli materiali possano svolgere un lavoro analogo
alle analisi partiturali che un tempo distinguevano la tecnica del
passato dalla prassi di studio e genesi del presente musicale.
E' necessario mettere a disposizione i passaggi interni
del processo compositivo elettroacustico e acustico, ne trae vantaggio
la qualità del sistema musica complessivo;
se ciò accade anche attraverso la mia identità musicale
perché resa condivisibile nei propri elementi costitutivi,
essa stessa potrà divenire più significativa nello
stesso processo di autocomprensione del sistema musica. Promuovere
e condividere mi sembra una virtuosa alternativa a compra e ignora.
Il progetto Metamorfosi di canzoni napoletane
assieme a Konsequenz cambia ulteriormente il quadro complessivo.
Rintracciare delle tradizioni quanto più lontane dalle estetiche
elettroniche manipolatorie. Cose ne è uscito?
Restituzioni s'incentrava sul canto popolare toscano; Metamorfosi
di canzoni napoletane dialoga con la preesistenza di un disco
acustico del gruppo Mariposa (i cui membri sono a loro volta parte
di Timet), esso stesso trasformante canzoni napoletane. Quello che
ne esce è un a sintesi minore delle possibilità: maggiore
è il metodo che esemplifica il nostro risultato. Coraggio
di riarticolare il passato, riapplicarlo, dialogando con un presente
sospeso oltre la paura dell'eccessiva presenzialità. In questo
senso postmodernità è un canone dolce, che ci rende
utenti di uno strumento operativo metastorico, ma usare, portare
a sé, rendere reversibile, multiproprietario, multi-coincidente
l'esito, questa è azione che va oltre la postmodernità.
Non si tratta più di citare, ma di manipolare, ristrutturare,
inter-relazionare, sintetizzare e poi saggiamente rendere di nuovo
disponibile la sorgente di partenza. Se la legge lo permette, che
buffoneria questo freno al circolo virtuoso dell'inter-uso.
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| aprile
2004 © altremusiche.it / Michele Coralli |
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