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Sainkho Namtchylak ha coniugato in gran parte delle
sue esperienze musicali ricerca folclorica e sperimentazione. Il
suo nome rimane oggi maggiormente legato a contesti creativi come
quello della casa discografica FMP di Berlino e a collaborazioni
importanti come quella con Evan Parker, il cui fortunato esito è
racchiuso nella pubblicazione di Mars Song (Victo). Proveniente
da Tuva, regione della Siberia centro-meridionale, Sainkho discende
da una famiglia nomade, si perfeziona negli studi musicali prima
presso luniversità locale e successivamente a Mosca,
interessandosi alle tradizioni musicali siberiane contadine, sciamaniche
e lamaiste. La sua professione di cantante viene messa a frutto
allinterno del Tuvan State Folk Ensemble Sayani e successivamente
attraverso i musicisti e i compositori sovietici più interessati
alla contaminazione. Ha fatto parte del gruppo Tri-O che lha
portata a farsi conoscere in Occidente, dove ha potuto inserirsi
allinterno di diverse correnti di musica improvvisata e contemporanea.
Il suo modo di cantare, molto particolare, che fa
riferimento alla modalità tradizionale tuvana della diplofonia,
ovvero la contemporanea emissione di due suoni - lunico in
Italia ad essere stato in grado di fare cose del genere è
stato Demetrio Stratos di cui basti ricordare il brano Investigazioni
(diplofonie e triplofonie) - ha creato molto interesse attorno alla
sua figura da parte dei musicisti radicali, inizialmente, e dei
culturi della spiritualità scaimanico-newage nei tempi attuali.
Oltre alla caratteristica struttura armonicale, il canto tuvano
possiede doti espressive quali la grande asprezza, la marcata gutturalità
e lutilizzo di suoni di testa, che sorprendono
per la loro origine quasi sovrannaturale. Il carattere sciamanico
di Sainkho lo si scopre proprio in queste caratteristiche che sono
sempre state prerogativa di controllo e manifestazione di potere
da parte di sciamani, stregoni e monaci buddisti.
Loccasione della presentazione del disco Naked
Spirit (Amiata), produzione che asseconda un certo gusto per
il rilassamento aproblematico, ci offre la possibilità di
fare qualche domanda a Sainkho a partire da quello che pensa del
rapporto tra la tradizione e la modernità, secondo la sua
esperienza di musicista in bilico tra folclore e avanguardia musicale.
"Tutto ciò che è nuovo - dice
la cantante - non è altro che qualcosa che proviene dal passato
e che è stato dimenticato. Non cè mai nulla
di completamente nuovo. Nellarte in particolare sembra tutto
innovativo, ma, in realtà, cè sempre un vecchio
decoro allinterno di ogni espressione. Per me non cè
una profonda distinzione tra la tradizione e la modernità,
esiste bensì qualcosa che possiamo definire i colori, i disegni,
i differenti materiali, che vengono combinati. Tradizione significa
conservare la storia dentro di sé, modernità invece
trovare un nuovo aspetto, un nuovo vestito alla tradizione."
Termini come Avanguardia e New Age sono quindi
per lei un modo di interpretare ciò che proviene dalla storia?
Essendo unartista non posso sottoscrivere una
definizione valida. Questo è un aspetto che riguarda più
il versante della musicologia. Non penso mai se quello che faccio
appartiene più allAvanguardia o alla New Age. Trovare
le definizioni non è il mio lavoro. Cerco di esprimere uno
stato danimo e lo presento al mondo. Non voglio combattere
contro labbattimento degli steccati che esistono tra i generi
musicali. Cerco solamente di essere fedele ai miei ideali estetici,
anche se non è una cosa facile.
Si riferisce al fatto che tra mercato e creatività
non esiste un rapporto privo di attriti?
Io credo di sentirmi libera, ma penso che non sia
facile sopravvivere allinterno di questo mercato che pretende
sempre di inserire la musica allinterno di categorie specifiche.
Se operi dei cambiamenti infatti, crei dei problemi al mercato.
Io cerco di essere onesta con me stessa, facendo quello che davvero
mi piace.
Lei ha lavorato in diversi contesti produttivi,
come la casa discografica berlinese FMP (Free Music Production).
Come ha vissuto quellesperienza rispetto ad altre?
Non è possibile fare un paragone tra FMP e
altri contesti produttivi. Con loro ho avuto la sensazione quasi
immediata di come certe cose andavano fatte, senza che nessuno mi
dovesse dire nulla.
Collaborerà ancora con musicisti come Evan
Parker?
Lo spero proprio. E molto difficile suonare
con lui, ma questo è un motivo di forte stimolo. Lapproccio
musicale con Evan Parker diventa unesperienza davvero interessante
per un musicista. Spero che questo accada ancora.
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| da:
"il Giornale della Musica", n.143, 1998 © il
Giornale della Musica-Edt / Michele Coralli |
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