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Nuove tendenze in grado di creare legami con la musiche
contemporanee più accademiche si muovo in un underground
che raccoglie l'attenzione di pubblici sempre più trasversali,
non unicamente interessati agli aspetti musicali, bensì sensibili
anche alle costruzioni architettoniche di certi spazi virtuali,
alla video art e all'espressione performativa in generale. Otolab
è un collettivo che riunisce diverse competenze e sensibilità
per la creazione di materiali che sfuggono sempre più non
solo alla classificazione di genere, ma anche all'inscatolamento
nei supporti tradizionali come CD o DVD.
Due chiacchiere nel laboratorio di Milano, dopo una
variegata performance al PAC dal titolo "Electric Trance"
in omaggio al compositore recentemente scomparso Fausto Romitelli
(PAC, 27 novembre 2004, Milano), ci aiutano ad approfondire alcune
tematiche.
Prima di tutto presentiamo Otolab.
Maikko: Otolab è un laboratorio/collettivo audiovisivo
fondato nel 2001 da un gruppo di affinità costituito da DJ,
VJ, videomaker, architetti, designer e musicisti che hanno deciso
di intraprendere un comune percorso di ricerca sull'audiovisivo.
A tutt'oggi ruotano attorno a Otolab circa 17 persone, più
vari ospiti che, pur non appartenendo al collettivo, usano il nostro
laboratorio, vero e proprio cuore di Otolab. Le attività
che si svolgono all'interno del laboratorio sono varie, a seconda
degli impegni che ci attendono. È soprattutto un luogo di
riunione, di coordinamento e di confronto sui rispettivi lavori
e sulle ricerche individuali per la costruzione dei progetti collettivi.
Prima di tutto ci sono le performance che oggi vengono definite
live media: per noi sono momenti brevi, che durano attorno ai 20/25
minuti e che vengono progettati nella maniera più sinergica
possibile tra contributi audio e video. Questi due elementi vengono
trattati in modo paritario, sia da un punto di vista tecnologico,
sia da un punto di vista empatico, là dove la tecnologia
non ci viene in aiuto. Posso farti l'esempio del "Quartetto.swf",
che è stato forse il primo progetto di live media uscito
da questo laboratorio. Si tratta di un lavoro concepito per un ensemble
di quattro laptop, ognuno dei quali genera immagini e suoni contemporaneamente.
Tutti e quattro seguono una sorta di canovaccio, o meglio di partitura,
che è proprio un tracciato audiovisivo.
Quale tipo di iterazione esiste tra le parti?
Maikko: A ognuno dei 4 laptop è stata assegnata una funzione
e la reciproca iterazione viene stabilita da una sorta di direttore
d'orchestra che crea un'integrazione tecnologica attraverso un software.
Questo mette nelle condizioni di generare singoli file audiovisivi,
che vengono triggerati, cioè mandati dal singolo performer
quanto più possibile in sincrono "umano", ovvero
in relazione diretta con i gesti del direttore. Si genera allora
una cosa che è stata definita "techno sinfonia"
ed effettivamente non riesco a trovare un termine migliore: forse
"pièce per laptop audiovisivo". In altri casi nelle
nostre performance eventi audio e video sono gestiti in modo separato
dai musicisti, dai VJ e dai video maker. Esiste cioè meno
iterazione tecnologica, ma più ascolto reciproco ed empatia.
Orgone: Al di là dell'iterazione tecnologica in senso
stretto, in gran parte delle nostre performance esiste sempre un'interpretazione
dell'audio da parte del video e del video da parte dell'audio. C'è
sempre cioè un tentativo di far corrispondere gli eventi
e le atmosfere. È quindi necessario considerare suoni e immagini
sempre come strettamente correlati.
Una vostra esibizione dà l'idea di un continuum
audio/video che si sviluppa a partire da un'idea e che si evolve
in un divenire attraverso un accumulo di risorse. Mentre una sinfonia
sembrerebbe suggerire più l'idea di una struttura dialettica.
Maikko: Sì, dipende dai progetti. Performance come
"Hemline" hanno una struttura più aperta, mentre
il quartetto è chiuso da una partitura, che ha un inizio
e una fine.
Xo00: Comunque si lavora sempre con delle partiture, a volte
molto semplici, a volte più complesse. È logico che
quando un'idea comporta l'uso di quattro laptop con audio e video,
con una sincronia e una direzione, allora lo schema è più
complesso. Ma nel caso di "Hemline" esiste una partitura
video che io e Orgone seguiamo e che corrisponde a un tracciato
audio fisso.
Orgone: Parlando di dialettica e di divenire, secondo me è
proprio da lì che nasce il lavoro che facciamo. Ovvero nella
tensione che esiste tra il progetto, concepito a priori in laboratorio,
e tutta la libertà dell'interpretazione del progetto dal
vivo. In realtà quindi convivono entrambi gli elementi.
Mi riferivo all'idea di dialettica interna tra
performance prive di giustapposizioni o pause, e performance che
invece sono costruite su momenti di rottura, dovuti all'apparire
di rumori o di improvvisi silenzi.
Orgone: Sì, abbiamo adottato anche delle modalità
di utilizzo del feedback nel mixer video, ma ci interessa lavorare
sull'idea del ciclo che ritorna ininterrottamente. È venuto
spontaneo lavorare in questo modo. In "Hemline" la parte
video ha una partitura specifica e la parte audio va un po' sul
suo percorso, per cui questa ciclicità è data dalla
specificità tecnica del mezzo.
Come si determina la nascita di un live media?
Maikko: Non c'è una regola precisa. Tutto nasce in
laboratorio dove ognuno porta le cose su cui lavora individualmente.
Se si crea un interesse attorno a un certo tipo di ricerca, allora
si determina un gruppo di lavoro che cerca delle connessioni tra
suono e immagine. Si può partire da uno spunto video e quindi
si costruisce attorno il suo referente sonoro, ma può essere
il contrario, come nel caso di "Hemline", in cui la parte
audio era già pronta. Nel caso del quartetto si è
proceduto invece per successive costruzioni di file audiovisivi.
Esistono dei ruoli specifici all'interno di queste
performance live?
Maikko: Per limitarci ai presenti Xo00 si occupa di video,
web design e grafica, io di musica, Orgone di video e Dies Ordre
sia di audio che di video. C'è insomma chi viene dal mondo
della musica contemporanea, c'è chi fa techno o vjing. La
cosa importante qui dentro è che le diverse discipline vengano
unite in funzione dei progetti audiovisivi.
Un tipo di attività di confine come la vostra
gode dell'attenzione di settori diversi del mondo dell'arte e dei
media
Dies Ordre: Sì, tanto per dirti, oggi mi ha chiamato un architetto
interessato alla costruzione architettonica di certe nostre performance
e, in particolare, all'individuazione di strutture geometriche riconoscibili,
entro cui avviene poi una serie di mutazioni.
Sta cambiando però anche il pubblico dei
fruitori di live media, anche in Italia
Maikko: Spesso sono anche i luoghi a determinare lo stupore
o la naturalezza con cui un certo tipo di evento viene accolto.
Il successo dell'evento "Electric Trance" è stato
proprio nell'accostamento di due tipi di pubblico diversi che difficilmente
avrebbero avuto la possibilità di accostarsi ad altre forme
di espressione.
Visto che ci troviamo qui, dentro al laboratorio,
mostratemi le macchine che usate.
Maikko: Come puoi vedere c'è un po' di tutto, dall'archeologia
informatica alle macchine più moderne. Per i nostri set live
usiamo un mixer audio da palco Mackie SR32, un paio di mixer video
e tutti i laptop, un groove box Roland MC505 e un campionatore Yamaha
SU700, al quale siamo molto affezionati. Come riproduttori: il doppio
cd player Omnitronics e alcuni piatti della Technics. Più
le videocamere digitali
Orgone:
che sono sia Canon che Sony, anche se tra loro
c'è una certa differenza di qualità nella ripresa.
Il mixer video è un fantastico Panasonic, molto comodo anche
per il trasporto. Mentre come computer usiamo indifferentemente
Pc e Mac.
Quel Korg monofonico MS20 lo campionate o lo usate
in presa diretta?
Maikko: Anche in presa diretta, ma solamente in laboratorio in alcune
nostre famigerate jam-session.
Avete qualche software di riferimento?
Xo00: Premiere e Flash sono quelli che usiamo più
spesso. Flash ad esempio lo abbiamo utilizzato per il quartetto,
sia per la parte video sia per la parte audio, sfruttando gli errori
di calcolo sul suono. Vogliamo valorizzare i limiti del software,
che è specifico per il web, ma che ha anche alcune caratteristiche
che ne permettono l'utilizzo in una performance dal vivo. Dal punto
di vista video è molto leggero perché fa riferimento
a una grafica vettoriale ed è gestibile direttamente da una
tastiera. Da essa si richiamano direttamente i file, che vengono
lanciati subito con un buon sincrono. Certo, dal punto di vista
dell'audio non si può contare su un gran numero di effetti,
ma solo su alcuni campionamenti e dei loop. Siamo riusciti però
a tirar fuori molte cose, proprio a partire dai suoi limiti, lavorando
sugli errori, come generare delle forme d'onda e a gestirle.
La vostra attività vive molto di performance
live, avete mai pensato a fermarne qualcuna su supporto?
Maikko: Abbiamo moltissimo materiale inciso, ma pochissimo
è stato pubblicato, per lo più su CD-R ed MP3 scaricabili
attraverso la radio del nostro sito. Se intendi però incisioni
per etichette discografiche tradizionali, ancora no. Anche perché
abbiamo sempre puntato all'autoproduzione di tutti i nostri materiali,
di cui ci interessa curare ogni aspetto produttivo. Fino ad oggi
non abbiamo fatto alcun tentativo serio per sondare le etichette
che si occupano di elettronica sperimentale.
Xo00: In Otolab è sempre stato privilegiato l'aspetto
audiovisivo. Se avessimo fatto solo audio, avremmo prodotto sicuramente
dei dischi. Di fatto ogni nostro progetto audio ha un suo corrispettivo
video. Ragionando in questo senso, il mezzo più consono per
noi sarebbe il DVD.
Anche se un mezzo così ricco come il DVD,
che unisce audio e video, non racchiude in sé la globalità
sensoriale di una performance.
Orgone: È vero. Infatti ci troviamo di fronte al problema
della trasposizione da un media all'altro. Del resto non è
un problema di oggi, ma una cosa che riguarda tutta l'arte performativa
dagli anni '60 e '70. Ultimamente abbiamo fatto una registrazione
di una performance per un DVD che uscirà per il festival
di iXem. Abbiamo ricreato un ambiente corrispondente alla performance
dal vivo, ma senza pubblico. Abbiamo però studiato tutti
i dettagli, dalla regia al montaggio, per ottenere una cosa che,
pur essendo diversa dalla performance live, ne evoca le forme.
Maikko: Trovarsi, ad esempio, al centro di quattro schermi
cambia la prospettiva del fruitore rispetto alla visione di una
performance su un solo video. Queste caratteristiche sono difficili
da restituire attraverso un medium riprodotto, ed è per questo
che attraverso il lavoro di regia si è tentato di ricreare
l'idea di immersività della performance.
Orgone: C'è anche un'altra questione. Ossia che molti
lavori hanno sonorità che si riescono ad ascoltare solo a
volumi sostenuti. Da casa una certa fisicità data dall'onda
d'urto si perde completamente e si finisce per adottare un ascolto
più cerebrale.
L'utilizzo di grosse masse sonore sostenute da
volumi significativi determina però una certa passività
nell'audience
Xo00: La fisicità del suono e il coinvolgimento visivo
sono parte della nostra estetica e, più in generale, di un
certo tipo di musica elettronica che coinvolge musicisti come Ikeda,
Pansonic o Einstürzende Neubauten. Ma ci sono esempi di influenze
stilistiche di questo tipo anche in musicisti "colti"
come Nova o Romitelli.
Orgone: Effettivamente quello che facciamo è un po' troppo
brutalmente esperienziale per il mondo della musica colta e un po'
troppo sofisticato per il mondo del rave tout court. Però
non siamo gli unici che si trovano in questa situazione. Anche se
mi suona strano dirlo, facciamo parte di una tendenza molto diffusa
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| da:«Strumenti
Musicali» n283, febbraio 2005 © Michele Coralli |
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