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Una delle etichette che nell'ultimo periodo ha presentato
i progetti più stimolanti in ambito jazz-impro è certamente
la Amirani Recods di Gianni Mimmo, sassofonista e artigiano, oltre
che propulsore di una piccola realtà fatta di idee e progettualità.
Gli abbiamo chiesto illustrarci alcuni dei lavori da lui pubblicati
sia in veste di produttore che di musicista. Ne è scaturito
un modo meno ellittico per approfondire il percorso di una piccola
ma stimolante realtà.
Mimmo: In catalogo ci sono lavori che testimoniano
una situazione consolidata e altri che testimoniano passaggi. Entrambi
hanno eguale importanza per me, ma differente declinazione. Il primo
album, il mio One Way Ticket, equivale per me a un
riconoscermi, è un lavoro che svela e dice chiaro chi mi
credo di essere. Ha una sorta di rispetto, una specie di severità
che sento essere utile. Qui io giro una pagina, guardo meglio e
capisco le prospettive. Questo è un disco nel quale è
come se parlassi. È nato in un momento denso e duro, ma anche
fertile. E' anche un lavoro sul silenzio. Questo è l'unico
lavoro che assomma entrambe le caratteristiche che dicevo: testimonianza
e passaggio.
Two's days/tuesdays è il duo
con Angelo Contini e dice di una consolidata prassi di scombinare,
di come stare su una lama affilata sia una pratica che regala sempre
il meglio. Con Angelo è una gioia suonare, è materia
concreta e plasmabile, è ficcarsi in certi vicoli bui e trovare
all'improvviso il modo d'uscirne, è lavorare con poco e bene.
Dal vivo questo duo scolpisce la luce, ascoltarlo è sempre
come vedere la musica.
Bespoken è un lavoro che viene
da una lunga, strana e proficua indagine. Incontrare Lorenzo Dal
Ri è stato per me una scuola. Ho letteralmente cambiato il
modo di ascoltare il suono grazie a questo ragazzo. Questo cd continua
ad essere impiegato in ambientazioni, performance di danza, gallerie
d'arte, luoghi. È una narrazione che potrei ascoltare per
ore e trovare sempre una parte che chiama ad uno sguardo nuovo.
Lavorare con il trattamento elettronico, il field recording è
per me come avere un altro sé, il mio saxofonismo ha trovato
una strada purissima qui. Non c'è idiomatismo. Era impossibile
non metterlo su cd.
Samsingen è la testimonianza
di una relazione, dell'incontro fra persone prima ancora che fra
musicisti, del desiderio e della possibilità di abitare una
distanza culturale in modo profondo e non percorrendo la via di
un semplice accostamento. È un gruppo di giovani musicisti
che mettono in scena questo incrocio, uno spostamento, una ricollocamento
del testo (sono testi arcaici in lingua e dialetto svedese) in un
ambito quasi contemporaneo. Ne esce una specie di narrazione magica,
ma non esotica, scandita dalla voce di Anna Kajsa Holmerg, Luca
Serrapiglio (clarinetto basso), Andrea Serrapiglio (cello e lo-fi
devices), Nicola Guazzaloca (vibes e accordeon). Quando l'ho ascoltato
ho compreso che era la musica ad indagare questa relazione, che
c'era un'appartenenza alla musica e che tutti ne erano stati trasformati.
È stato un punto di partenza: mastering, grafica, ma soprattutto
motivazione concettuale sono stati a lungo indagati e anche testimoniati
dal lavoro di remix di un brano affidato a Lorenzo Dal Ri, che ha
curato il mastering creativo e sobrio di tutto il lavoro. È
una produzione nella quale ho fatto davvero il produttore.
Kursk_Truth in the End è un dvd
nel quale ho speso molto tempo. È un lavoro al quale tengo
in modo particolare per molte ragioni. La musica è senza
dubbio l'asse portante dell'intero progetto. Abbiamo avuto la grande
opportunità di suonare e di registrare in questa chiesa sconsacrata
millenaria sfruttandone possibilità dinamiche, sottigliezze
timbriche, riverberi naturali. Xabier Iriondo e Lorenzo Dal Ri hanno
dislocato alcuni microfoni estremamente raffinati in differenti
parti della chiesa, così da poter catturare ogni effetto
naturale proveniente dai nostri strumenti. In effetti è stato
un filmare il suono mio e del trombone di Angelo Contini. Così
certi suoni gravi sembravano venire da una distante profondità,
tutta la performance è stata estremamente intensa, gli effetti
dinamici molto thrilling e tutte le persone coinvolte hanno avvertito
una meravigliosa vibrazione. L'elaborazione elettronica e il trattamento
del suono curato da Xabier Iriondo ha suggerito strane e stranianti
possibilità d'intonazione.
Ogni aspetto della tragedia del Kursk è stato così
a fondo indagato dai media: da una parte abbiamo una massa di parole,
di schemi tecnici, verità ufficiali,versioni differenti e
supposti misteri. Dall'altra la nostra interpretazione della tragedia:
ciò che possiamo pensare intorno alla impossibilità
di riemergere per un sottomarino di quella portata, più di
100 persone di un equipaggio. Possiamo certamente avvertire la grande
forza metaforica, lo sconosciuto, l'invisibile, l'umana piccolezza
e l'eroismo scritto in un piccolo biglietto ritrovato nella tasca
di un tenente di vascello lucido nel momento della morte. Elda Papa
per esempio immaginava i corpi dell'equipaggio come visti in trasparenza,
un mare di visi oltre il tempo, oltre il mare come una specie di
bandiera sommersa. L'aderenza lo stretto spazio condiviso e gli
odori del sottomarino.
Agua Mimmo diceva che lui poteva solo far riferimento a frammenti
di vecchi film. Era anche affascinato dall'aspetto tecnico dalla
perfezione costruttiva messa in crisi dall'errore umano.
Così ha pensato di filmare anche devices e comandi dei sottomarini.
Terminare l'editing della parte immagini è stato veramente
difficile perché la musica era lo storyboard. Ma credo che
le immagini possano arrivare ad assumere la forza dei poemi omerici
trasportata ai nostri tempi.
A Watched Pot è un trio che amo perchè
è seminale, condiviso, smagliante come un cartoon. È
come se sapessi che incontrare e fare campo con altri viandanti
dei quali avevo colto una certa luce nello sguardo, potesse dare
un cambio di prospettiva utile a tutti. Infatti solitamente i musicisti
coinvolti in questo trio non suonano così nei rispettivi
progetti. Il lavoro è totalmente improvvisato, con qualche
mia indicazione generica circa la necessità di stare scomodi,
della utilità di uno smarrimento. È un lavoro di un
lirismo sbilenco e raffinato insieme. Francesco Cusa è un
distillatore qui e Andrea Serrapiglio ribalta i piani armonici con
un piglio a volte romantico. È come un susseguirsi di stanze,
ognuna con strane finestre oblique.
Dare voce al lavoro di Claudio Lugo che con Esther
Lamneck ha interpretato e "suonato" le strade di Genova,
i suoi docks, i suoi muri salmastri. Genoa Sound Cards
è speciale, è musica "nella" vita di una
città. È una musica suonata "dalla" città.
Poi due timbri sonori che si sentono provenire e andare, come navi.
Bellissimo.
Sono tornato ancora a fare il produttore con Wanderung
di NovoTono, questo duo contemporaneo dei fratelli Adalberto e Andrea
Ferrari. Quando ho sentito il loro demo ho trovato un'idea compositiva
molto insolita. La timbrica estesa della famiglia dei clarinetti,
il lavoro sulle pause e, per me fondamentale, sulle dinamiche sono
stati i motivi primi della fascinazione. Poi ho scoperto una motivazione
concettuale finissima intorno all'idea del "wanderer"
(il viandante nella sua accezione romantica di adesione, concidenza
appartenenza alla strada), che stava intorno alla modalità
di composizione. Qui ho voluto curare in modo particolare la resa
sonora e ho sviluppato anche il tema del concept con cura sulla
scelta grafica del cd.
Cosa ti aspetti da un progetto come quello di Amirani?
Si può ancora fare cultura attraverso un'etichetta discografica
e, per ultimo, dove speri che arrivi la tua musica?
Mimmo: Amirani mi dà un privilegio,
una postazione per osservare. Mi aspetto che continui ad essere
interessante indagare e provocare i musicisti e le fresche intelligenze.
Amirani non vuole enciclopedia, vuole lavori urgenti e sentiti e
discussi, in un certo senso. Mi attendo che divenga una specie di
luogo nel quale chi ha avuto la ventura di entrare si senta parte
di un processo, di una possibile trasformazione. Desidero e voglio
che chi passa da certi sentieri ne ricordi i segni, gli incontri
e le possibilità.
Qualche settimana fa mi è capitato di riascoltare
la voce di Pasolini, il peso profetico delle parole, ma soprattutto
mi ha di nuovo colpito il coraggio della possibilità di parlare.
Amirani può essere un posto fatto per dirsi il perché
del proprio fare musica. Un posto di domande, intere e profonde.
Dopo questi due primi anni di vita della label ho forse insistito
troppo su questa impostazione, ma i risultati sono buoni e i musicisti
che incontro non dicono o fanno cose banali. Pensano a cosa proporre
e soprattutto aprono una considerazione sul proprio far musica.
Beh, anche se in piccola misura, credo che questo sia fare cultura.
La label è solo un pretesto ma, grazie a questo stesso pretesto,
cose si agitano.
Spero che la mia musica arrivi a persone e a luoghi
in modo non rassicurante. Spero sempre che faccia sorgere qualche
dubbio e qualche domanda, attenzione. Spero in una funzione un po'
sbilanciante. È meravigliosa la gratificazione, la soddisfazione
di veder riconosciuti i propri sforzi. Sensibilità accese,
stima. Tutto questo è straordinario regalo. Ma io credo che
utile sia sentire che qualcosa si muove, che un pubblico venga toccato
nel profondo. Un po' meno sicurezza e più apertura.
Sai, anche il pubblico dell'"avanguardia" (so che sorridi
anche tu a questa parola) contemporanea è molto convenzionale.
Prova a suonare un solo, improvvisa e prova ad indugiare in una
melodia scaturita dal percorso sonoro. Bene, alla fine qualcuno
te lo rinfaccerà, come fosse un cedimento. Anche lì
avrai provocato uno spostamento, uno smarrimento. Sono momenti di
grande importanza comunicativa.
Per finire cosa ne pensi dell'attuale scena jazzistica?
Mimmo: Io non vedo una scena jazzistica, ad
essere precisi non vedo scene. Vedo individui. Non sono tempi buoni.
Ma ci sono brillanti intenzioni e poche connessioni, se naturalmente
escludiamo i clan autoreferenziali. Il jazz è davvero jazz
se diviene. È una musica che diviene, trova la sua ragione
nel divenire. Non credo si debba celebrarlo, nel momento che lo
si fa, e lo si fa in continuazione, lo si uccide. Vedo ripetizione,
pattern, modi. Non so, sono un po' sfiduciato circa questa coazione
a ripetere.
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| gennaio
2008 © altremusiche.it / Michele Coralli |
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