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Strumento che conosce il brivido di una nuova frontiera,
la fisarmonica sta vivendo una nobilitazione impensabile solo fino
a qualche anno fa. Il merito va anche a diversi raffinati interpreti
capaci di fare conoscere le qualità nascoste dei mantici.
I virtuosismi sulla tastiera allora cedono il passo alle nuances
tipiche degli strumenti a fiato e nuovi panorami si dipanano all'orizzonte.
La fisarmonica è uno strumento che ha avuto
una vita a se stante nella storia della musica moderna. Ancora oggi
la sua immagine che sembra prevalere è quella che la vede
calata entro contesti pop, popular o popolareschi. Il fatto che
molti autori contemporanei si siano accostati a questo strumento
relativamente tardi (penso agli ultimi 15 anni) credi sia dovuto
più a una sorta di diffidenza oppure ad una scarsa conoscenza
delle sue potenzialità?
Innanzitutto occorre precisare che esistono diversi
tipi di fisarmonica, con differenze tecniche e timbriche notevoli:
la fisarmonica che tutti conoscono, chiamata anche "accordion"
o "accordeon", possiede la popolare tastiera a bassi e
accordi precostituiti (maggiori, minori, di settima di dominante,
diminuiti). L'accordatura di questo strumento è spesso ricca
di battimenti (come il timbro "musette" francese), cioè
con quella specie di "stonatura" che rende il suono di
questo strumento melanconico e struggente.
La fisarmonica è divenuta molto popolare agli inizi del XX
secolo, l'abbandono della tonalità non ha certo aiutato uno
strumento in grado di accompagnarsi con semplici triadi. Tuttavia
alcuni compositori hanno usato il colore della fisarmonica in composizioni
orchestrali o in alcune opere (come nel Wozzeck di Berg).
Solo negli anni '50 è stato costruito uno strumento polifonico
con circa 7 ottave di estensione (quasi come quella del pianoforte),
con una serie di combinazioni timbriche e con una accordatura "secca"
(senza richiami a qualche "sound" folk).
I suoi pionieri (dall'Est e Nord Europa) hanno contribuito
all'emancipazione della fisarmonica in ambienti accademici e sperimentali,
attraverso lo sviluppo di una specifica didattica e la commissione
ad alcuni compositori a partire dagli anni '70. Lo scarso interesse
per la musica del proprio tempo da parte dei fisarmonicisti è
stato (e lo è ancora oggi) l'ostacolo più evidente
per la diffusione della fisarmonica nella musica contemporanea.
E' normale che per molti compositori la tecnica della fisarmonica
sia un mistero, ma, per certo, l'iniziale diffidenza è sempre
seguita da sorpresa e curiosità e dalla consapevolezza dell'indispensabile
bisogno di avere un esperto strumentista al loro fianco.
Comunque tra i diversi dischi
che mi è capitato ascoltare, devo dire che quelli con la
fisarmonica più marcatamente contemporanea mi sono parsi
molto difficili da ascoltare, quasi ci fosse la necessità
di un riavvicinamento a molte timbriche non ancora del tutto assimilate
dalle nostre orecchie... Cosa ne pensi?
Timbriche non familiari dovrebbero ancor di più
incuriosire e stimolare l'ascolto. Il problema è che molto
spesso i compositori usano gli strumenti come se stessero usando
un campionatore, corrompono dalla natura "organica" dello
strumento. A volte mi capita di suggerire delle semplici idee su
alcune sonorità dello strumento ai compositori per poi ritrovarle
combinate in una partitura che non riesce a rendere l'idea musicale
o sonora desiderata. In questo caso il problema diventa compositivo.
Quando la ricerca del suono non è una necessità compositiva
ma solamente un addobbo, un effetto, allora è molto più
probabile che le nostre orecchie si rifutino di ascoltare.
Conosci musicisti come Frode
Haltli? Credi di avere qualcosa in comune con certe visioni
contemporanee assolutamente coerenti con il loro percorso, ma soprattutto
fedeli alla natura acustica del loro strumento?
Non conosco Haltli personalmente. Di sicuro entrambi
abbiamo avuto un grande insegnante in comune: Mogens Ellegaard,
musicista di grande sensibilità scomparso qualche anno fa.
E' stato il pioniere della fisarmonica contemporanea, in Scandinavia
pochissimi compositori non gli hanno dedicato almeno un brano e
il suo lavoro è diventato una vera e propria scuola, che
predilige le sfaccettature del suono della fisarmonica come strumento
a fiato, in netto contrasto con la scuola "sovietica"
che ha invece un orientamento più tastieristico. Il mio lavoro
con i compositori, mi ha portato ad interessarmi sempre più
ai processi compositivi, alla creazione di un opera attraverso la
materia, il suono. Penso che la natura acustica dello strumento
sia il punto di partenza. Linguaggio e costruzione sono ora il cammino
che intendo percorrere anche autonomamente.
Il tuo disco Road Runner contiene una manciata di composizioni
di alcuni tra i più importanti compositori contemporanei
come Berio, Donatoni, Sciarrino, ma anche guastatori come John Zorn
che stanno agli antipodi rispetto all'idea tradizionale del comporre.
Credi che certe manipolazioni combinatorie di tipo quasi aleatorio
siano ancora attuali e riescano ancora a stimolare musicisti e ascolatori?
Non sono particolarmente interessato alle manipolazioni
combinatorie, anzi direi che non lo sono affatto. Ciò che
mi interessa di questo brano è tutt'altro. Molti degli "illustri"
compositori del mio disco, a mio avviso, non sono riusciti a mantenere
l'organicità delle idee strumentali nella stesura formale,
alcune composizioni, nonostante lo sforzo interpretativo mantengono
di certo una coerenza formale che però non convince sempre
l'orecchio.
Zorn prendendo furbamente in prestito gran parte del materiale dal
repertorio popolare della fisarmonica, distorto e decontestualizzato,
si è assicurato una strettissima sequenza di numeri di giocoleria
(niente è però lasciato alla pura improvvisazione)
senza porsi il problema di inventarsi della musica per uno strumento
che non conosce affatto. Bisogna ricordare che Road Runner
è un ironico "sketch" scritto per il fisarmonicista
newyorkese Guy Klucevsek negli anni '80, suonatore di polke, improvvisatore,
interprete di musica contemporanea e compositore. Come per chi va
a vedere una mostra di Basquiat, il brano può essere molto
più gratificante e stimolante di un seriosissimo brano "d'autore".
In conclusione quali pensi che siano i compositori
a essere riusciti ad entrare meglio nello spirito del tuo strumento
e quali i brani imprescindibili, nella tua opinione, per la fisarmonica
contemporanea?
Dai paesi che hanno una scuola fisarmonicistica solida,
mi vengono in mente Sofia Gubaidulina, che ha scritto diversi brani,
tutti di altissimo livello (il suo De Profundis del 1978
è sicuramente uno dei brani imprescindibili), come anche
Per Norgard (Anatomic Safari), Arne Nordheim (Spur,
per fisarmonica e orchestra), Erkki Jokinen (Alone), Jukka
Tiensuu (Mutta...), Krzysztof Olczak (Phantasmagorien).
Tra i compositori con i quali ho collaborato vorrei menzionare Boris
Porena (che ha studiato lo strumento nei minimi particolari, scrivendo
ininterrottamente per un paio di anni brani per fisarmonica sola,
due fisarmoniche, fisarmonica e quartetto d'archi, fisarmonica e
voce e addirittura un Concerto per fisarmonica e orchestra),
Lucio Garau (anche lui,
ha scritto diversi brani riusciti, come Xballu che ha una
particolare tecnica di oscillazione dinamica ed il Concerto per
fisarmonica e piccola orchestra, qui la fisarmonica è
stata addirittura "preparata" microtonalmente), Gabriele
Manca (Fados, Acromatopsia), Mario Pagliarani (Apparizione
di Schubert fra le Onde), Dimitri Nicolau (Jacoland music
n.1 e n.2), Giorgio Tedde (Ballu) e Carlo Crivelli (La
Battaglia dei Centauri).
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| settembre
2005 © altremusiche.it / Michele Coralli |
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