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di Michele Coralli (in collaborazione
con Amadeusonline)
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Quello che è successo in questi ultimi
mesi è qualcosa che molti di noi hanno letto come una
tragedia che segna un momento cruciale della nostra storia.
Una tragedia i cui effetti hanno coinvolto nell'immediato
singole persone, famiglie e intere società, ma una
tragedia che molto probabilmente marcherà in modo indelebile
il nostro modo di vivere e di pensare. Gli avvenimenti sono
talmente sconvolgenti da non poter essere ignorati, o, in
maniera pavida e opportunistica, delegata ai commentatori
di settore. L'idea che ci stimola, forse utopistica, è
che la cultura possa dare un prezioso contributo alla comprensione
di quello che è successo, per poter dire una volta
per tutte: mai più in futuro. (Michele Coralli)
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Sono davvero in imbarazzo e profondamente
angosciata per colpa di questa guerra, che è un insulto
all'intelligenza umana. La mia risposta è: cultura di pace
e impegno in prima persona. I dischi e le performance "all'interno
della gabbia dorata" non influiscono su nulla. Rendiamoci
conto che molti dormono e si sentono a proprio agio così
come stanno le cose. Spero che possa servire invece una
cultura capace di superare i confini, così come impegnarsi
in prima persona nell'aiuto di chi soffre.
Meira
Asher (Israele)
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La guerra è la peggiore condizione
in cui può venirsi a trovare un essere umano e, peggio
ancora, per causa altrui. Le guerre coinvolgono anche chi
non ha nessuna colpa e chi non le vuole, come il sottoscritto:
io ne ho viste tante, dal '15-'18 a quella di quel maledetto
schifoso che si chiamava Hitler, che ha rovinato tutti quanti,
e non posso certo dirne bene.
Odio la guerra in tutte le sue manifestazioni: non serve
a niente, ma solo a fare dei danni. Data la mia non più
giovane età, posso assicurare che, quando scoppia
una guerra, è un vero e proprio disastro per tutti.
Un certo tipo di musica può fare qualche cosa, non
molto in verità, perché, quando l'uomo è
imbufalito e ha voglia di combattere, non c'è musica
che tenga. La musica è una gentilezza d'animo, quando
è musica sul serio, ma c'è anche un tipo di
musica violenta, che io considero, salvo qualche eccezione,
rumore organizzato. Una canzonetta pseudo-impegnata, oltre
alle proteste e i contenuti verbali che possono venir fuori
da brutti versi, credo che serva a ben poco. Serve tutt'al
più a esaltare un certo tipo di gioventù che
si lascia soggiogare perché non ha molto da dire.
Una gioventù che si basa molto su quello che sente
dire dagli altri. Questa musica non credo che possa servire.
Invece la musica vera, quella dei Beethoven, dei Bach, dei
Mozart, dei Brahms e anche quella contemporanea, può
essere molto utile per alleviare l'animo in questi momenti.
Può essere efficace allora immergersi nelle musica
e trarne tutti i benefici morali che questa può offrire.
Bruno Bettinelli (Italia)
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In una delle sue ultime raccolte poetiche
Pier Paolo Pasolini ha scritto: "Ho paura della libertà
che mi verrebbe dal tacere". Come sempre aveva ragione,
e probabilmente gli causerebbe un gran dolore vedere come
molti artisti si nascondano invece dietro un silenzio di
comodo, senza prendere posizione su questa vergognosa guerra.
Certo, il pubblico della musica "colta" (?) non
vuole grane, preferisce ascoltare Mozart con gli occhi chiusi
e sognare sulle ali dei grandi classici piuttosto che confrontarsi
con la realtà. Non è così: tutti gli
artisti hanno il dovere di gridare lo schifo che questa
guerra, come ogni guerra del resto, porta dentro di sé.
Devono farlo anche di fronte all'arroganza di una Destra
che spopola apparentemente senza limiti, e di fronte a una
Sinistra anemica e inconcludente. Credo che le parole di
Pasolini siano le migliori anche per concludere questo breve
intervento: "Ci hanno deluso tutti, chi ha torto e
chi ha ragione. Tuttavia siamo con chi ha ragione, ma senza
illuderci."
Carlo Boccadoro (Italia)
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Ci sono state diverse reazioni nei confronti
della guerra. La prima che mi viene in mente è il
rifiuto, da parte di diversi artisti, di suonare in Israele
in seguito all'invasione dei territori palestinesi. Di pari
passo quando c'è stata la guerra in Iraq si doveva
in qualche modo dimostrare, ma non c'è stato alcun
rifiuto, né nei confronti degli Stati Uniti, né
di quei paesi che hanno partecipato alla guerra, come Spagna,
Inghilterra e Polonia. Da questo punto di vista si è
visto ben poco e questo è un indicatore chiaro di
dove sia il nocciolo della questione dell'essere veramente
pro o contro la guerra. Quando si toccano altri Stati rispetto
a Israele il coinvolgimento non è così sentito.
Molti musicisti hanno però reagito rispetto a quello
che potevano fare: con la dedica o la dichiarazione. Per
quanto mi riguarda io ho in programma un pezzo di Dallapiccola
che è stato scritto durante la Seconda Guerra Mondiale
e si propone come un netto rifiuto della guerra: la Ciaccona,
Intermezzo e Adagio per violoncello solo. E' la sua dichiarazione
contro il fascismo che in un primo tempo lo aveva coinvolto,
spingendolo quasi ad aderire. Il secondo movimento rappresenta
la militarizzazione dell'Italia di quel periodo e il terzo
la desolazione, il disastro e il vuoto della guerra. Quando
ho portato in giro questa composizione durante i giorni
della guerra in Iraq, ho sempre anche parlato con il pubblico,
premettendo il mio disagio nell'essere sul palco in quel
momento.
Dichiaravo anche che la musica, ma tutta l'arte in genere,
guarda sempre molto avanti. Il messaggio di Dallapiccola
era molto indicativo in questo senso. Con la musica credo
che si possa arrivare all'anima degli ascoltatori anche
con questi argomenti. In altre parole penso che, valutando
bene la situazione, sia meglio esprimere il proprio disagio
attraverso l'arte che si sta rappresentando.
Mario Brunello (Italia)
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Sono contro la guerra e contro Bush. Molti
americani, ma anche molti newyorkesi, hanno avuto la sensazione
che dopo l'11 settembre il nostro paese abbia preso una
rotta con cui molti di noi non sono d'accordo. Spero che
questo possa cambiare. Cosa possa fare l'arte contro la
guerra è una bella questione. L'arte esprime in modo
effettivo le opinioni delle persone: essa diventa un'espressione
del modo in cui le persone hanno delle sensazioni. Ma è
anche un simbolo di come persone di differenti culture possano
trovarsi insieme e comunicare, invece di combattere. Attraverso
l'arte si può comunicare senza alcun tipo di aggressività
e di arroganza. E' un buon modello. Se poi sia o meno in
grado di fermare la guerra questo proprio non lo so, mi
piacerebbe pensarlo.
Uri Caine (Stati Uniti)
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Un respiro di sollievo. Solo qualche migliaio
di morti, la distruzione di qualche migliaia di vite e di
famiglie, qualche migliaia di ferite inferte alle quotidiane
pratiche e culture di un popolo lontano. E dovremmo anche
provare un respiro di sollievo, ce lo ordina il potere.
Per quello che mi riguarda riesco solo a pensare che la
guerra è appena infinita. E non riesco a respirare,
altro che sollievo.
Filippo Del Corno (Italia)
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Voglio rispondere come uomo. La guerra è
un orrore, che dimostra la grande stupidità di cui
l'uomo è capace. Sembra facile dirlo, ma non è
così: l'uomo è capace di grandi gesti geniali,
ma anche di grandi stupidità. Certe volte le guerre
sembrano inevitabili, ma la cosa che mi preoccupa maggiormente
rispetto a quello che succede oggi è il timore che
questa guerra non sia, o non voglia essere, un avvenimento
episodico come un intervento chirurgico, ma, al contrario,
sia il sintomo dell'instaurazione di un nuovo stato di cose,
in cui viene determinata una condizione di guerra permanente.
Ivan Fedele (Italia) (leggi
intervista)
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E' una guerra infame, una guerra di occupazione
e di distruzione, che apre un periodo storico catastrofico,
con conseguenze imprevedibili e inimmaginabili. Non trovo
parole per condannare questa operazione totalmente illegale
fatta dal grande Impero. Si capisce che le parole in questi
casi non sono determinanti. D'altra parte se si riuscisse
a creare un movimento di enorme estensione che coinvolgesse
decine di migliaia di intellettuali, che sottoscrivono delle
posizioni, che fanno circolare idee e le sottopongono ai
governanti, allora questa sarebbe un'aggiunta alle proteste
e alle manifestazioni di massa a cui assistiamo ormai da
mesi. Queste ultime, a loro volta, non possono non lasciare
un segno: anche nella stessa Italia berlusconiana e pro-Bush
si sono viste delle marce indietro da parte del Governo,
quando ha visto che la grande maggioranza della popolazione
era contraria la guerra. Sono cose che servirebbero, se
si riuscisse a farle su larga scala: non mi riferisco agli
appelli di venti persone, che purtroppo pesano poco. Certo
non basterebbero a fermare la guerra, ma dimostrerebbero
che nel mondo la maggioranza delle persone, che lavorano
in questi settori, condannano questa tragedia. Ad esempio
so che Pollini a Roma, durante il progetto che lo riguarda,
ha preparato un volantino che ha fatto distribuire la sera
del primo concerto. Mi sembra un buon punto di partenza
Giacomo Manzoni (Italia)
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Mi sono trovato in totale disaccordo quando
Blair ha deciso di appoggiare Bush. Non c'è stato
un reale supporto da parte del popolo britannico in questa
iniziativa, ma, al contrario, la più grande opposizione
mai registrata contro la guerra. Gli sforzi di manipolare
le Nazioni Unite e la decisione di ignorarle non dovrebbe
essere dimenticata, anche se il loro ruolo sembrerebbe poter
essere semplicemente quello di supporto al popolo iracheno.
Per quanto mi riguarda purtroppo non saprei proprio come
far sviluppare una cultura di pace.
Evan Parker (Gran Bretagna)
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Il problema non è tanto la guerra,
che è una realtà antichissima, ma il fatto
che questa sia diventata uno spettacolo. L'arte vive in
tempo di pace e senza la pace l'arte non esiste, viene vanificata.
Ma ci sono situazioni che sono simili a una guerra e mi
riferisco all'economia basata solamente sul profitto e non
sulla programmazione di una nuova società.
Salvatore Sciarrino (Italia) (leggi
intervista)
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Il tempo libero che fortunatamente non mi
manca mi consente di avere un aggiornamento continuo sugli
avvenimenti, sia a livello di informazione (?) mediatica,
che a livello di discussione con molte persone. Sono arrivato
(per ora) a questa conclusione: di "bla bla" se
ne fa veramente un sacco, e nessuno, dico nessuno (me compreso)
ne sa qualcosa: tutti i discorsi sono frutto di illazioni,
supposizioni, prese di posizione personali e spesso piuttosto
manichee. Chi ne sa, per ora ci tiene all'oscuro. Ho scoperto
che molti di noi (ancora, me compreso) si scoprono spaccati
in due da un'inquietante presa di coscienza: da una parte
la speranza che la guerra finisca il più presto possibile,
e dall'altra che l'arroganza dei potenti venga in qualche
modo punita, con la conseguente dolorosa soddisfazione che
si fa strada nel momento in cui gli alleati anglo-americani
trovano una resistenza "inaspettata". Cerchiamo
di non cadere nelle chiacchere "da bar", virus
più pericoloso della polmonite atipica. Per rispetto
ai caduti di quest'altro disastro dell'umanità propongo
una pausa di 4/4 con corona. Ad libitum.
Giovanni Venosta (Italia)
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| aprile-maggio
2003 © altremusiche.it / Michele Coralli |
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