|
| |
Jazzista autodidatta, oltre che pittore e appassionato
di grafica, il palermitano Gianni Gebbia (sax alto e sopranino in
mi bemolle) gode ormai da una quindicina d'anni di una consolidata
reputazione nel mondo della musica improvvisata. Tra le esperienze
che lo hanno influenzato, ama ricordare Rock in Opposition, il nuovo
folk, ma anche il jazz di Ornette Coleman e la no wave newyorkese
degli anni '80. Assieme a Steve Lacy e Lindsay Cooper ha preso parte
all'edizione del Total Music Meeting del 1990, a cui hanno fatto
seguito numerose altre collaborazioni, come con Heiner Goebbels,
David Moss, Jim O'Rourke, Louis Sclavis, Evan Parker, Henri Kaiser
e tanti altri.Abbiamo raggiunto Gianni, mentre si trovava a Parigi
assieme a Fred Frith.
Bene partiamo da qui. Cosa ci fai a Parigi con
Fred Frith?
"Mi trovo qui per la creazione di Setaccio,
una pièce di Fred Frith e Francois Chat, un giovane giocoliere
e regista francese. La pièce consiste in una composizione
per quartetto d'archi, campionatore e sax (sopranino e contralto),
in veste di improvvisatore e non. La mia funzione è delicata
e difficile, in quanto spesso e volentieri faccio di tutto per contrastare
il lavoro del quartetto d'archi, assecondando la concezione di Fred
Frith secondo il quale 'dove c'è pericolo si sviluppano situazioni
musicali interessanti'. Lo spettacolo avverrà al Theatre
du Chatelet dall' 8 al 17 novembre. Speriamo di poterlo portare
anche in Italia, nonostante mi sembri difficile."
Torniamo un po' indietro nella tua storia. Quando
hai iniziato a suonare e quando ti sei avvicinato in maniera definitiva
all'improvvisazione?
"Ho cominciato a suonare attorno al 1979 formando
una band di pop progressive assieme ai miei compagni di scuola ispirata
ai Gong e ai King Cirmson. Sempre in quel periodo assistetti all'illuminante
concerto dei mitici Henry Cow, nei quali figuravano due artisti
con i quali non mi sarei mai immaginato di collaborare in seguito:
Fred Frith e Lindsay Cooper. Contemporaneamente mi sono avvicinato
al jazz, comprando moltissimi dischi, dal bop al free, e frequentando
l'ormai lo splendido jazz club del Brass di Palermo, ormai scomparso,
nel quale si poteva assistere settimanalmente al meglio del jazz:
da Ornette a Mingus, il tutto in club ad un metro di distanza! Di
lì a poco mi ritrovai a Firenze, dove c'era un'appendice
del mitico Festival di Pisa, nel quale assistetti alle esibizioni
di Milford Graves e Leo Smith, entrambi in solo, e all'orchestra
di Sun Ra."
Attraverso quali canali hai cercato di entrare
in contatto con le realtà improvvisative e sperimentali europee?
"È una domanda alla quale è difficile
rispondere, perché lo stile o la propria modalità
espressiva è qualcosa che si va sempre evolvendo e non nasce
mai bell'è pronta. Così, di pari passo, vanno i contatti
e le esperienze concertistiche. Di sicuro posso ricordare, come
momento topico, l'incontro con Peter
Kowald e Günter Sommer e dei concerti fatti con loro. Ma
anche l'invito ricevuto dal Total Music Meeting di Berlino in solo
(cosa per me allora pazzesca, ma che, da quel momento, è
andata diventando la mia specialità!) In generale posso dire
che, man a mano che il mio linguaggio andava e va evolvendosi, ho
mandato delle registrazioni in giro, ecc.ecc. Spesso però,
in questo tipo di musica, ci si ritrova spesso e volentieri al punto
di partenza, perché si tratta certo di un tipo di musica
che piace al mercato ed all'industria culturale!"
Da parte mia devo dire che mi piace anche la cura che dedichi
alla grafica dei tuoi cd. In effetti in ambiti più "undeground"
è rara l'attenzione per la grafica e la confezione, Brötzmann
a parte naturalmente.
"Anche se questo può stupire, in effetti
ho cominciato come artista visivo, facendo quadri e numerose mostre.
Ho sempre disegnato e dipinto, sin da bambino ma, successivamente,
sono approdato alla musica, che per me è una specie di continuazione
della precedente attività. Oggi i miei interessi di questo
tipo ritornano sotto forme di copertine, bozzetti ed di recente
sotto forma anche di installazione ed immagini varie, come, ad esempio,
in Arcana
Maior. Questo cd infatti è solo una parte di un lavoro
più complesso, che include immagini dei tarocchi e miei disegni
ispirati da questi archetipi. Comunque è una cosa difficile
da spiegare così, su due piedi. Vorrei dire che proprio nel
momento attuale l'interesse verso la componente visiva è
ritornato nei miei lavori."
Tanto per fare qualche nome, a quali artisti ti
senti più legato?
"Sono certo tantissimi e spesso questi amori
variano a secondo i periodi: i primi che mi vengono in mente sono
Rahsaan Roland Kirk, Ornette, Julius Hemphill, Arthur Blythe, Peter
Kowald, Han Bennink, Günter Sommer, almeno in questo campo.
Ma c'è anche tanta musica etnica, brasiliana classica e contemporanea,
Kagel ad esempio."
La dimensione epigrammatica sembra essere quella
ideale per te, penso ad un disco come Arcana Major, a mio
parere uno dei progetti più coinvolgenti per sassofono solo
improvvisato degli ultimi anni. Come hai maturato il gusto per la
miniatura?
"Sì, debbo dire che la miniatura, l'essenzialità
si confanno molto alla mia espressione per molti motivi, sia di
ordine estetico che di ordine pratico. Da un lato non apprezzo molto
in questo tipo di musica le forme massimaliste o sinfoniche etc.
e considero invece molto importante il lato epigrammatico, minore
nel senso deleuziano e anche effimero, come direbbe Joêlle
Leandre di questa musica. In un senso più esistenziale, c'è
anche da considerare il fatto che, venendo dalla Sicilia, che è
una terra di confine dove sicuramente non abbondano i musicisti,
mi sono trovato a esplorare particolarmente la forma solistica,
solipsistica. Last but not least, da anni sono un praticante di
tiro con l'arco e di meditazione zen e, come si può intuire,
queste arti hanno molto a che fare con la miniatura e l'essenzialita,
sotto forma di semplicità dei gesti, calligrafia haiku, eccetera.
Sicuramente mi hanno influenzato molto nel gusto della miniatura
anche il collage e la pittura."
Il tuo lavoro più recente è pronto!
con Xavier Garcia e Nils Wogram. Come è nato il progetto?
Soprattutto dove sono avvenute le registrazioni?
"Sono molto contento di sapere che la notizia
di questo lavoro è giunta! Non lo dico mai, ma è davvero
un bel disco! In più è nato in circostanze alquanto
casuali e bizzarre. Il Goethe Institut e l'Istituto Culturale Francese
di Palermo dovevano inaugurare le rispettive nuove sedi e, tra le
tante cose, hanno deciso di organizzare un evento dedicato alla
musica di ricerca. Così mi hanno invitato ed io ho proposto
Xavier Garcia, di cui ero rimasto affascinato. Il Goethe ha proposto
invece Nils Wogram. Così ci siamo ritrovati a fare una session
di improvvisazione nel bel mezzo di quella è diventata una
festa, una situazione abbastanza impossibile per fare ciò
che ci eravamo riproposti. Il giorno dopo, per supplire allo sconforto,
ho portato tutti i musicisti in studio ed è uscita questa
seduta incredibile. Patrick Landolt dell'Intakt, appena ha ascoltato
il materiale, mi ha chiamato per dirmi che doveva assolutamente
stampare questo disco. Lo stesso mi ha detto subito dopo Bert Noglik,
uno dei più grandi esperti di free music. Così è
nato pronto! e spero davvero di poter suonare in molte occasioni
il prossimo anno con questa formazione."
Tu hai lavorato anche con Peter Kowald, che recentemente
ci ha lasciato... Che ricordo hai di lui?
"Kowald ed io eravamo amici al di là
del semplice fatto musicale ed abbiamo condiviso dei bellissimi
momenti assieme. Apprendere la notizia della sua morte è
stato uno shock. Ho subito scritto una preghiera per lui che è
apparsa sull'ultimo numero di Improjazz e si intitola Sutra per
Kowald. Abbiamo inciso anni fa, Cappuccini Klang e ci
siamo visti spesso in diverse parti del globo. L'ultima volta l'ho
incontrato a Lisbona dove mi trovavo per dei concerti con Nuno Rebelo,
Marco Franco ed altri giovani improvvisatori. Peter era lì
per suonare con Carlos Bechegas. Essendo libero per qualche giorno,
mi ha detto: 'Ho voglia di suonare' ed io l'ho subito portato in
giro con me, tra lo shock di tutti gli altri giovani musicisti.
Sono state delle giornate indimanticabili, come sempre laddove c'era
Peter. Per quasi un mese ha abitato a casa mia a Palermo! E io ho
fatto lo stesso da lui a Wuppertal. Era un caro amico, un fratello."
| |
| novembre
2002 © altremusiche.it / Michele Coralli |
|
|
|
|
|

|