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Anouar Brahem è un compositore e suonatore di ud
(liuto arabo), proveniente dalla Tunisia, molto incline alla contaminazione.
Tale atteggiamento, favorito dalla predisposizione all’improvvisazione
di gran parte della musica araba, trova riscontro in collaborazioni
con musicisti “di confine” come Richard Galliano, François Couturier,
Dave Holland e John Surman.
Chiediamo subito quale rapporto intercorre tra il
musicista e la tradizione musicale colta tunisina così come quella
popolare, dal momento che la percezione che il mondo occidentale
ha di queste è di un tutt’uno indistinto. Brahem vuole invece sottolineare
la sua “diversità” e la sua libertà dal segno lasciato dai padri.
Egli si definisce infatti “compositore contemporaneo” svincolato
dalla tradizione, alla ricerca di una sua strada assolutamente personale.
"Sono nato in Tunisia e ho sempre nutrito un
profondo interesse nei confronti della musica araba tradizionale,
nel senso di musica classica araba. Ho studiato questa musica con
il mio maestro che mi ha insegnato l’arte dell’ud, poi ho continuato
gli studi presso il Conservatorio di Tunisi."
Si studiano anche strumenti della
tradizione araba?
"Si studiano sia gli strumenti tradizionali
arabi, sia quelli che appartengono alla storia della musica colta
europea. Io ho scelto di imparare a suonare l’ud e ho avuto come
punto di riferimento il repertorio della musica colta scritto per
quello strumento. Poi, quando ho incominciato a suonare dal vivo,
ho preferito suonare la mia musica."
La sua musica aveva delle relazioni
con la tradizione?
"No, quando un musicista sceglie di eseguire
la propria musica, questa non deve essere per forza in relazione
con quella dei propri padri. Per me è stato un itinerario naturale.
Non ho la sensazione, quando lavoro, di prendere dalla tradizione.
Lavoro secondo le mie concezioni su una musica che sento mia. Naturalmente
non si può negare del tutto la tradizione, che ci si porta sempre
dentro. Nella musica araba ci sono espressioni diverse, scuole differenti,
a seconda della zona geografica: la musica cambia moltissimo dal
Medio Oriente all’Andalusia, eppure normalmente viene considerata
come appartenente ad un unico ceppo, ad un unico genere. Ci sono
in realtà stili assai diversi, anche a seconda delle funzioni della
musica, basti pensare a quella sacra e religiosa. Io ho iniziato
un viaggio particolare in mezzo a queste realtà musicali, a partire
dalla scuola arabo-andalusa e mediorientale di musica classica.
Successivamente ho scoperto altre espressioni e questo è stato un
modo per arricchirmi."
Quali sono le differenze tra
queste diverse scuole?
"Anche in Europa esiste una realtà variegata,
soprattutto a livello delle tradizioni popolari; pensiamo alla Scozia,
all’Irlanda, alla Bretagna, alla Spagna. Un tempo anche la musica
classica era diversificata nei diversi stili nazionali. Forse la
musica araba è conosciuta attraverso espressioni come il rai, ma
esistono repertori popolari come quello marocchino, all’interno
del quale la musica dei popoli dell’Atalante si distingue marcatamente
dalla musica araba. Anche in Algeria esistono scuole diverse. Ci
sono modi particolari che possono cambiare oppure che, pur avendo
la stessa struttura (do, mib, fa, sol, la, si, do, mib) con le medesime
alterazioni e la stessa nota fondamentale, cambiano la natura nella
pratica musicale per un diverso uso delle ornamentazioni o, ad esempio,
per l’atmosfera che viene utilizzata. Pratiche e modi si possono
riconoscere al momento dell’ascolto."
Questa pratica fa parte del maqam,
la modalità araba?
"Si, il makam è la struttura modale della musica
classica araba. Nella musica popolare le cose cambiano poiché qui
si possono riscontrare influenze che si sono determinate anche prima
della venuta degli arabi. probabilmente certe strutture modali derivano
dalla musica punica o cartaginese, fenicia o romana. Molte cose
esistevano già prima degli arabi e delle tracce di queste si possono
ritrovare nella musica popolare. Così in Tunisia ritroviamo tracce
di musica nera africana o della musica devozionale sufi, espressioni
molto diverse tra loro e che non hanno nulla a che fare con il mondo
arabo."
La Tunisia è separata dall’Italia
dallo Stretto di Sicilia. In realtà la vicinanza, anche culturale
tra nazioni del mediterraneo viene ormai riconosciuta da tutti.
"Certo
il Mare Mediterraneo più che separare ha sempre valorizzato la circolazione
delle persone e gli scambi culturali, sia in una direzione, che
nell’altra. Nel passato la cultura araba ha caratterizzato il Sud
d’Italia; oggi dall’Italia giungono le vostre canzoni."
Nell’ambito di questi scambi
lei ha avuto contatti con musicisti italiani?
"Durante un incontro ho conosciuto Franco Battiato,
il quale mi ha manifestato il desiderio di cantare una mia canzone
in lingua araba in un suo spettacolo. Dopo questo simpatico scambio
non c’è stata nessuna ulteriore collaborazione. Ho suonato poi con
Antonello Salis, ma anche quello è stato un episodio sporadico.
Mi piacerebbe trovare dei musicisti italiani con cui avviare qualche
progetto, perché credo che ci sia qualcosa in comune nella sensibilità
musicale che ci rende molto vicini. Non mi riferisco semplicemente
a quelle espressioni più contaminate come la canzone popolare napoletana,
ma proprio ad sensibilità comune."
Che
tipo di produzione discografica
esiste in Tunisia?
"Più che un’organizzazione discografica vera
e propria con strutture di produzione e distribuzione, in Tunisia
esiste un mercato di audio-cassette che i musicisti si autoproducono
e che spesso vendono direttamente. Anch’io ho fatto così, fino a
quando sono stato contattato dalla casa discografica tedesca Ecm."
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| da:
"Auditorium reviews", n.4, 1999 © Auditorium
Edizioni /
Michele Coralli |
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