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Meira Asher ha fatto la sua comparsa nei circuiti
nazionali attraverso una serie di perfomance sorprendenti e un paio
di cd come Dissected e Spears into Hooks, che hanno
colpito, soprattutto per i contenuti angosciati, riferibili alla
difficilissima realtà israelo-palestinese. Quel mondo, in
cui la musicista è nata e cresciuta, continua ad essere il
principale motore di ispirazione dell'universo poetico della Asher,
che con Infantry, progetto che si spinge ben oltre ai precedenti,
vuole rappresentare la manipolazione e lo sfruttamento dei bambini
a scopi militari, una delle tante mostruosità che il mondo
moderno sembra voler rimuovere dalla nostra percezione. Incontriamo
Meira Asher e Guy Harries in conclusione dell'ultima perfomance
italiana.
Vorremmo saperne di più di quello che
avviene sul palco durante l'esecuzione di Infantry.
"Abbiamo lavorato parecchio sui suoni in precedenza.
Abbiamo cercato di catturare quelli che maggiormente ci interessavano:
ovvero voci di bambini, suoni del corpo, versi e urla. Poi li abbiamo
registrati e trasformati elettronicamente, tanto da renderli di
difficile correlazione con il suono originale. Ma ci sono anche
molti suoni sintetici, che vogliono riprodurre la realtà
che vorremmo descrivere. Lavoriamo con un programma XP per live
electronics e con diversi sampler che vengono manipolati in continuazione.
Ma ci sono anche diversi oggetti come una macchina da scrivere che
viene microfonata, amplificata e successivamente processata come
uno strumento musicale."
Come mai la scelta di una macchina da scrivere?
"Ovviamente la sua presenza è correlata
al soggetto della nostra performance, che consiste in un progetto
nato per dare voce alle angosce che suscitano lo sfruttamento dei
bambini in diverse parti del mondo. Nel nostro spettacolo abbiamo
rappresentato alcune scene in cui diversi tipi di manipolazione,
che molti bambini sono costretti a subire, vengono riprodotti attraverso
suoni e immagini. La nostra attenzione è andata soprattutto
al problema dei bambini-soldato, come caso esemplare di sfruttamento
infantile (il titolo infantry = fanteria ricorda molto da
vicino infancy = infanzia, NdR). In questo senso tutti i
differenti oggetti utilizzati nella performance sono in relazione
con il soggetto del nostro lavoro, come tutti quei suoni che sono
stati registrati a partire dal mondo dei suoni dell'infanzia. Questi
ultimi, così come quelli degli strumenti acustici (voce e
percussioni), servono da traccia per l'esecuzione delle parti elettroniche.
La macchina da scrivere, in particolare, è da mettere in
relazione con la produzione dei rapporti, che vengono normalmente
redatti dall'esercito. Tutta la perfomance è piena di suoni
che vogliono evocare il mondo militare, come rumori di motori, esplosioni,
pezzi di metallo che vengono percossi e così via."
La parte visiva è un elemento molto importante
nello spettacolo. Ce ne vuoi parlare?
"I video contengono dei frammenti di immagini
che vengono controllate a seconda dei diversi momenti musicali.
Si possono vedere (ma anche ascoltare) attrezzi medici all'opera,
libri per bambini, grafici militari e così via. Fuori dall'aspetto
della rappresentazione, lo schermo è un identità che
serve alla comunicazione; è una cosa su cui il pubblico non
deve soffermarsi troppo e, per questo motivo, il segnale è
molto disturbato. Abbiamo lavorato appositamente sui disturbi per
evitare di ricreare un 'effetto TV'. Ci sono parti filmate, ma gran
parte di quello che si vede avviene in tempo reale."
Usate anche un network di telelcamere.
"Sì, ci filmiamo, inquadrando quello
che l'altro sta facendo. La videocamera diventa nella perfomance
uno strumento vero e proprio. L'effetto che vorremmo ricreare è
quello di una realtà insana, la stessa a cui sono sottoposti
moltissimi bambini nel mondo."
La perfomance dal vivo è molto diversa
dal disco?
"Credo che attorno a questo progetto ci siano
state diverse tappe. Prima è avvenuta la produzione del cd,
poi una serie di performance dal vivo, arricchite dall'elemento
visuale, poi anche una rappresentazione, 'Infantry Cut', priva di
elementi video. Posso dire che, pur cambiando molti elementi, la
percezione del progetto rimane sempre la stessa."
Parlaci del disco allora.
"Il cd è un oggetto di plastica. Ciò
che si trova al suo interno è la migliore versione per documentare
quello che hai creato. L'esperienza di ascolto di questo documento
dovrebbe essere ciò che dà il senso alla cosa, più
che la spiegazione di ciò che questo documento contiene.
Oggi siamo costretti a spiegare tutto, ci sono più spiegazioni
che cose in sé. Non credo che le esperienze finali debbano
essere trasmesse, come invece si cerca di fare in televisione. Così
anche gli ascoltatori di un disco come Infantry dovrebbero
percepirlo attraverso il modo di sentire che è proprio della
loro sensibilità, non attraverso il mio modo di sentire.
Ti faccio un esempio: io credo che se, poniamo, Bin Laden, ascoltasse
questo disco e si convincesse a rinunciare ai suoi bambini-soldato,
o se altri bambini prendessero coscienza fuggendo dal paese che
li obbliga a combattere, allora tutto questo potrebbe essere un
buon risultato per il mio disco. Tutto ciò è frutto
della soggettività. Tra gli ascoltatori si crea una sorta
di esperienza catartica, molto individuale. Così è
inutile che io anteponga la mia esperienza davanti a quella degli
altri."
Io, non lavorando per la TV, credo nella comunicazione
attraverso i media, i quali non sempre sono negativi di per sé,
nonostante i loro diversi limiti, anche deontologici. Sono d'accordo
con la soggettività della fruizione di un prodotto artistico,
ma credo anche nella possibilità di dare un'interpretazione
alla rappresentazione, soprattutto nei casi in cui l'arte è
utilizzata per dire qualcosa.
"Ma l'arte possiede un potere di per se stessa.
Non credo di dovere aggiungere una sola parola una volta che ho
completato un pezzo. Naturalmente questo è quello che penso
io, ma la stessa cosa più non essere valida per te. Forse
è anche per questo che Infantry non ha goduto della
stessa esposizione sui media italiani, di quella che ha avuto il
mio precedente. Probabilmente molti critici non sono stati sufficientemente
attenti a quello che potevano trovarci dentro, ma al contrario,
lo hanno considerato un disco troppo difficile da ascoltare. Io
credo che invece sia un'esperienza d'ascolto completa. Magari per
qualcuno è un'esperienza terribilmente claustrofobica. Per
quanto mi riguarda posso dirti che si tratta di una rappresentazione
del destino avverso, tratteggiato in un modo assolutamente essenziale."
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| novembre
2002 © altremusiche.it / Michele Coralli |
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