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L'11 e 12 settembre 2005, nella Sala dei Concerti
della Casa della Musica di Parma, Irvine Arditti ha tenuto un workshop
di composizione, nell'ambito del festival internazionale di musica
contemporanea Traiettorie. L'iniziativa, frutto di una collaborazione
tra il direttore artistico di Traiettorie Martino Traversa e Marco
Capra, presidente della Casa della Musica, prevedeva, oltre al confronto
con il grande violinista, la possibilità per i giovani compositori
di ascoltare il proprio pezzo eseguito da Arditti durante il concerto
inaugurale del festival come premio per la composizione giudicata
più interessante. Avvenimenti come questo si prefiggono di
coniugare, con una formula piuttosto inedita, formazione e ricerca
artistica.
In una pausa del workshop abbiamo chiesto ad Arditti un parere sullo
scenario attuale e sulla sua esperienza parmigiana.
Come giudica il panorama della musica contemporanea?
Ci sono spazi sufficienti e il repertorio proposto è rappresentativo
del mondo musicale odierno?
Ogni situazione è diversa, ogni paese e ogni
luogo dove si fa musica ha una sua storia. Alcuni luoghi sono più
interessanti di altri, ma la vera differenza la fa l'immaginazione
e l'ingenuità dell'organizzazione che crea l'evento: una
cosa che io considero assolutamente una qualità. Ciò
che in genere viene proposto è ugualmente vario, ma non credo
di poter dare dei veri e propri giudizi di valore, quello che io
amo è allo stesso tempo odiato da qualcun altro
Dovendo dare un parere circa la situazione europea?
Direi che la Germania è il paese dove si ha
il pubblico più attento e curioso, soprattutto esistono molti
più luoghi per la musica contemporanea. Credo che questo
dipenda molto dall'intellettualità germanica: in realtà
molto vivace sotto molti aspetti e non solo in ambito musicale.
In riferimento alle due giornate passate con i
giovani compositori, nell'ambito del workshop, durante il quale
le sono stati presentati brani per violino solo espressamente pensati
per lei, che impressione ha avuto da questi lavori?
Molto buona. Amo insegnare e mi piace il contatto
con la freschezza espressa da ciò che scrivono molti giovani,
così come la loro naïvetée, che quasi
mi dispiace intaccare. Quello che manca ai musicisti appena usciti
dal Conservatorio è l'esperienza con gli strumenti. Credo
che giovi loro molto lavorare accanto a un esecutore e soprattutto
vederlo all'opera. Purtroppo i masterclass in composizione vengono
organizzati raramente in Europa.
Come giudica la qualità della scrittura
di queste nuove generazioni?
Considerando che negli ultimi trent'anni non sono
stati scritti grandi capolavori per violino, trovo che queste partiture
meritino davvero di essere eseguite. Hanno una loro identità,
anche se, naturalmente, risentono dell'influenza dei compositori
più conosciuti, che sono diventati col tempo i loro modelli.
Penso in particolare a Lachenmann e a Sciarrino per i loro studi
sulle possibilità del suono e per l'attenzione nei confronti
dello sfruttamento di risorse come gli armonici. È normale
che si continui a percorrere quella strada, l'importante è
che si persegua un livello di scrittura alto come quello che ho
avuto modo di trovare qui.
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| ottobre
2005 © altremusiche.it |
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