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Irvine Arditti

Quattro domande sulla scena

di Olivia Cantarelli
   

L'11 e 12 settembre 2005, nella Sala dei Concerti della Casa della Musica di Parma, Irvine Arditti ha tenuto un workshop di composizione, nell'ambito del festival internazionale di musica contemporanea Traiettorie. L'iniziativa, frutto di una collaborazione tra il direttore artistico di Traiettorie Martino Traversa e Marco Capra, presidente della Casa della Musica, prevedeva, oltre al confronto con il grande violinista, la possibilità per i giovani compositori di ascoltare il proprio pezzo eseguito da Arditti durante il concerto inaugurale del festival come premio per la composizione giudicata più interessante. Avvenimenti come questo si prefiggono di coniugare, con una formula piuttosto inedita, formazione e ricerca artistica.
In una pausa del workshop abbiamo chiesto ad Arditti un parere sullo scenario attuale e sulla sua esperienza parmigiana.

Come giudica il panorama della musica contemporanea? Ci sono spazi sufficienti e il repertorio proposto è rappresentativo del mondo musicale odierno?

Ogni situazione è diversa, ogni paese e ogni luogo dove si fa musica ha una sua storia. Alcuni luoghi sono più interessanti di altri, ma la vera differenza la fa l'immaginazione e l'ingenuità dell'organizzazione che crea l'evento: una cosa che io considero assolutamente una qualità. Ciò che in genere viene proposto è ugualmente vario, ma non credo di poter dare dei veri e propri giudizi di valore, quello che io amo è allo stesso tempo odiato da qualcun altro…

Dovendo dare un parere circa la situazione europea?

Direi che la Germania è il paese dove si ha il pubblico più attento e curioso, soprattutto esistono molti più luoghi per la musica contemporanea. Credo che questo dipenda molto dall'intellettualità germanica: in realtà molto vivace sotto molti aspetti e non solo in ambito musicale.

In riferimento alle due giornate passate con i giovani compositori, nell'ambito del workshop, durante il quale le sono stati presentati brani per violino solo espressamente pensati per lei, che impressione ha avuto da questi lavori?

Molto buona. Amo insegnare e mi piace il contatto con la freschezza espressa da ciò che scrivono molti giovani, così come la loro naïvetée, che quasi mi dispiace intaccare. Quello che manca ai musicisti appena usciti dal Conservatorio è l'esperienza con gli strumenti. Credo che giovi loro molto lavorare accanto a un esecutore e soprattutto vederlo all'opera. Purtroppo i masterclass in composizione vengono organizzati raramente in Europa.

Come giudica la qualità della scrittura di queste nuove generazioni?

Considerando che negli ultimi trent'anni non sono stati scritti grandi capolavori per violino, trovo che queste partiture meritino davvero di essere eseguite. Hanno una loro identità, anche se, naturalmente, risentono dell'influenza dei compositori più conosciuti, che sono diventati col tempo i loro modelli. Penso in particolare a Lachenmann e a Sciarrino per i loro studi sulle possibilità del suono e per l'attenzione nei confronti dello sfruttamento di risorse come gli armonici. È normale che si continui a percorrere quella strada, l'importante è che si persegua un livello di scrittura alto come quello che ho avuto modo di trovare qui.

 
ottobre 2005 © altremusiche.it  
Su am: vedi la recensione di "NUN, Notturno (Musik für Julia)" di Helmut Lachenmann