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...ad un certo punto ho avuto
paura. Riuscivo nel mio intento con estrema facilità.
Ho creduto che il problema fosse in me (la fotografia spinge
all'autoanalisi).
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L'intento era quello di rendere
in immagini quel mix di minimalismo architettonico e nihilismo
esistenziale rappresentato dalle "torri Gescal di Sesto
S.Giovanni", quelle di Cascina de' Gatti tra via Carlo
Marx e via Livorno.
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Fotografavo in bianco e nero
e ciò che ne scaturiva era il "vuoto". Foto
inspiegabili: la rappresentazione del vuoto, cioè:
il vuoto del vuoto.
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Già il vuoto è
difficile da intuire (in fisica non esiste), ma il vuoto
del vuoto... Anche Carmelo Bene avrebbe gridato al miracolo!
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Ho avuto paura (di me)
e quindi ho iniziato a riempire. Prima con il colore poi
con accorgimenti tipo filtri gialli-rosso-arancione...
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Roba da far rizzare i peli delle
braccia.
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Poi ho iniziato ad usare la Polaroid e quindi
la manipolazione dell' immagine (con le unghie) in fase di
sviluppo e poi con la digitalizzazione (non ritoccata), l'ingrandimento
e in fine la stampa.
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Grasso su grasso, il vuoto che si riempie
fino all'esplosione, fino all'incendio.
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Foto per niente consolanti e
dall'impatto forte, quasi violento.
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...Non sono ciò che mi
ero prefissato di realizzare.
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Bruno Ciccarelli |