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Una mattina mi son svegliato...

 
di Andrea Coralli
 
   

Stamattina mi sono alzato presto. Presto, beninteso, secondo le mie comode abitudini. L'orecchio sinistro è ancora tappato, come ieri sera e l'altroieri eccetera. Ma stamattina afferro la volontà a quattro mani, doppia presa mortale. Fuori piove copiosamente com'era molto che non capitava, ma non importa: branco su l'ombrello e mi dirigo alla volta di una delle farmacie della zona. Chiusura settimanale: giovedì mattina sabato mattina. Oggi è giovedì. Più avanti ce n'è un'altra. Consumo la mia voglia di medicamenta e mi rimetto in strada. E fra meco e meco penso: cosa è un quartiere oggi in 'sta grande città del mondo civile e sviluppato cioè occidentale? Mi guardo intorno. Forse il quartiere è quel posto dove ad ogni angolo saluti qualcheduno o addirittura, rara fortuna, scambi due o più chiacchiere con un umano. Ma io quando cammino per il mio quartiere me ne sto sempre zitto e meco vado ragionando... Ma ragionare non mi aiuta a capire dove sono. Voglio vedere la faccia del quartiere. Basta scartare un attimo dai percorsi consueti e subito vedi vita nuova attorno. Delle finestre serrate al pianterreno, una portineria signorile di casa signorile, legno caldo, luce diffusa, piante, che dico, verdi, forse finte? Poi accanto ad un panettiere un ortolano un ciabattino (ancor ci sono) un aroma di ricordi ti prende fin su nel naso. Mi viene voglia di entrare, solo a respirare, ma l'odore non si può pagare. Non si può neanche chiacchierare. E' questo un quartiere? No, ora ci sono, tutto è chiaro, non v'è dubbio, questa è una zona. Così si chiamano i quartieri nella grande città occidentale dell'ovest evoluto. Zona 6 per la precisione: precisione amministrativa, efficenza manageriale, ma soprattutto professionalità. Siamo al top, che diamine! Ma che è? Quel negozio si chiama posteria. Posteria? Posteria. Posteria = sett. negozio di alimentari. Negozio di alimentari, settentrionale, oh, ecco il quartiere.
E vagolando sono giunto lontano, cioè a casa. Ma prima di tornare al desco familiare, unità fondamentale della zona 6 della ricca città dell'ovest, nonché di tutto il mondo d'occidente, vado a compiere il rito come ogni buon cittadino che si rispetti: l'acquisto del quotidiano. Oggi non compro il quotidiano alternativo allo stato di cose presenti del gran mondo d'occidente che compero sempre o quasi. Oggi i grandi quotidiani che celebrano lo stato di cose presente cianno l'inserto spettacoli, se non lo compri poi che fai tutta la settimana? (Il quotidiano alternativo giorno per giorno ti dà solo le informazioni sugli spettacoli alternativi che, diciamocelo francamente, sono un po' pallosi.) Come! finito?! (Scelgo sempre il quotidiano delle cose presenti un po' più ipocrita dell'altro.) Il quotidiano delle cose presenti convinto è in sciopero (anche loro stanno perdendo di convinzione).
... finalmente ho trovato quotidianoconlinsertodeglispettacoli; posso pagare il mio tributo all'informazione, allo spettacolo. Torno a casa. Intorno a me il quartiere non esiste.

da: Andrea Coralli, "Le cose imperfette della vita ", Scheiwiller, Milano 1995. © Michele Coralli
Foto: Bruno Ciccarelli