|
| |
Stamattina mi sono alzato presto. Presto, beninteso,
secondo le mie comode abitudini. L'orecchio sinistro è ancora
tappato, come ieri sera e l'altroieri eccetera. Ma stamattina afferro
la volontà a quattro mani, doppia presa mortale. Fuori piove
copiosamente com'era molto che non capitava, ma non importa: branco
su l'ombrello e mi dirigo alla volta di una delle farmacie della
zona. Chiusura settimanale: giovedì mattina sabato mattina.
Oggi è giovedì. Più avanti ce n'è un'altra.
Consumo la mia voglia di medicamenta e mi rimetto in strada. E fra
meco e meco penso: cosa è un quartiere oggi in 'sta grande
città del mondo civile e sviluppato cioè occidentale?
Mi guardo intorno. Forse il quartiere è quel posto dove ad
ogni angolo saluti qualcheduno o addirittura, rara fortuna, scambi
due o più chiacchiere con un umano. Ma io quando cammino
per il mio quartiere me ne sto sempre zitto e meco vado ragionando...
Ma ragionare non mi aiuta a capire dove sono. Voglio vedere la faccia
del quartiere. Basta scartare un attimo dai percorsi consueti e
subito vedi vita nuova attorno. Delle finestre serrate al pianterreno,
una portineria signorile di casa signorile, legno caldo, luce diffusa,
piante, che dico, verdi, forse finte? Poi accanto ad un panettiere
un ortolano un ciabattino (ancor ci sono) un aroma di ricordi ti
prende fin su nel naso. Mi viene voglia di entrare, solo a respirare,
ma l'odore non si può pagare. Non si può neanche chiacchierare.
E' questo un quartiere? No, ora ci sono, tutto è chiaro,
non v'è dubbio, questa è una zona. Così si
chiamano i quartieri nella grande città occidentale dell'ovest
evoluto. Zona 6 per la precisione: precisione amministrativa, efficenza
manageriale, ma soprattutto professionalità. Siamo al top,
che diamine! Ma che è? Quel negozio si chiama posteria. Posteria?
Posteria. Posteria = sett. negozio di alimentari. Negozio di alimentari,
settentrionale, oh, ecco il quartiere.
E vagolando sono giunto lontano, cioè a casa. Ma prima di
tornare al desco familiare, unità fondamentale della zona
6 della ricca città dell'ovest, nonché di tutto il
mondo d'occidente, vado a compiere il rito come ogni buon cittadino
che si rispetti: l'acquisto del quotidiano. Oggi non compro il quotidiano
alternativo allo stato di cose presenti del gran mondo d'occidente
che compero sempre o quasi. Oggi i grandi quotidiani che celebrano
lo stato di cose presente cianno l'inserto spettacoli, se non lo
compri poi che fai tutta la settimana? (Il quotidiano alternativo
giorno per giorno ti dà solo le informazioni sugli spettacoli
alternativi che, diciamocelo francamente, sono un po' pallosi.)
Come! finito?! (Scelgo sempre il quotidiano delle cose presenti
un po' più ipocrita dell'altro.) Il quotidiano delle cose
presenti convinto è in sciopero (anche loro stanno perdendo
di convinzione).
... finalmente ho trovato quotidianoconlinsertodeglispettacoli;
posso pagare il mio tributo all'informazione, allo spettacolo. Torno
a casa. Intorno a me il quartiere non esiste.
da: Andrea Coralli, "Le cose imperfette della
vita ", Scheiwiller, Milano 1995. © Michele Coralli
Foto: Bruno Ciccarelli

|