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Alcuni compositori sono facilmente comprensibili
e possono essere ricondotti a un comune denominatore artistico.
Questi artisti sono localizzabili geograficamente e stilisticamente,
i loro temi sono in ampia misura riconoscibili. Lucia Ronchetti,
nata a Roma nel 1963, non rientra certo all'interno di questa categoria.
E tuttavia questa compositrice passa tutt'altro che inosservata.
La sua musica sfugge alle determinazioni stilistiche perché
è sempre in cammino, sempre in movimento, sempre alla ricerca
di nuove fonti di ispirazione e di nuovi stimoli.
Appena terminati gli studi a Roma e con Salvatore Sciarrino, studia
a Parigi con Gérard Grisey, compiendo anche un ulteriore
periodo di studi all'Ecole Pratique des Hautes Etudes à la
Sorbonne al termine del quale discute una tesi di dottorato sullo
stile orchestrale di Ernest Chausson. Ottiene poi una borsa di studio
annuale all'IRCAM. Dopo numerose altre borse di studio e soggiorni
artistici presso lo Schloss Solitude di Stoccarda, a New Haven e
ancora per un lungo periodo negli Stati Uniti alla Columbia University
di New York, trascorre infine un anno intero a Berlino quale ospite
del programma artistico del DAAD.
L'oltrepassamento dei confini è ricercato
da Lucia Ronchetti anche nel confronto con altre discipline artistiche
o scientifiche. Un viaggio come quello nella letteratura che ha
il inizio con i poeti Lucrezio e Pindaro da cui lei desume il concetto
poliedrico di anakyklosis - che designa tanto il moto dei pianeti
quanto il mutamento di forma dello Stato - per intitolare una sua
opera per ensemble. Altri due titoli di composizioni per orchestra
derivano dagli scritti del filosofo tedesco Hans Blumenberg (Die
Sorge geht über den Fluss e Schiffbruch mit Zuschauer). Si
è confrontata musicalmente con il pittore Paul Klee e ha
messo in musica le liriche di poeti così diversi come Ludovico
Ariosto, Nikolaj Gogol o Adolf Wölfli. In primo luogo il rapporto
con la letteratura italiana del XX secolo. Un rapporto che si rivolge
anche ai letterati. Lo scrittore Ermanno Cavazzoni, per un lungo
periodo di tempo, ha rappresentato per lei il librettista di riferimento.
Da Cavazzoni nasce sia il progetto per L'anatra al sal, una delle
opere più eseguite di Ronchetti, che il testo per l'opera
radiofonica Rivelazione e il libretto della Tentazione di Girolamo.
Il poeta e pittore Toti Scialoja, uno degli astrattisti più
significativi nel panorama italiano del Dopoguerra, è stato
fino al 1998, anno della sua morte, un altro collaboratore assiduo.
Da Giorgio Manganelli proviene il testo dell'opera vocale Pinocchio,
una storia parallela.
Stimoli per il proprio lavoro anche nelle scienze naturali. Nell'opera
per ensemble composta nel 2005 The Glazed Roof si confronta con
la questione dell'equilibrio nell'opera di Ieoh Ming Pei, l'architetto
della piramide di vetro del cortile interno del Louvre di Parigi.
Una serie di opere per viola sola sono raccolte con il titolo di
Xylocopa violacea, il termine scientifico dell'ape legnaiola. In
un avvicinamento a Schubert dall'innocuo titolo Opus 100 affronta
la criptomnesia, l'appropriazione inconscia di un patrimonio di
pensieri altrui.
Dopo un inizio dedicato prevalentemente alla musica
da camera, le opere vocali e il teatro sono oggi al centro dei suoi
interessi - un'evoluzione quasi naturale. Ciò che invece
rimane costante nel corso degli anni è il suo lavoro negli
studi di musica elettronica, dall'IRCAM di Parigi, allo Experimentalstudio
für akustische Kunst di Friburgo, o allo studio elettronico
della Technische Universität di Berlino. Anche questo mostra
che Lucia Ronchetti intende la sua attività compositiva come
un ricercare, come un'indagine scientifica.
Le sue composizioni sono esperimenti, risultati di una modalità
di lavoro analitica che penetra la superficie dei suoni e mette
allo scoperto ciò che è nascosto.
La sua musica è come un sismografo, che percepisce
segnali occulti e li rende comprensibili. In termini giornalistici
potremmo così tradurre: il suo mestiere non è quello
di scrivere gli editoriali, ma il saggio o il reportage. Anche la
sua musica si sviluppa partendo da osservazioni precise. Con gli
organi di senso desti, con uno sguardo acuto per il particolare,
per tutto ciò che è umoristico e originale, osserva
una scena o anche soltanto un certo particolare. E come in un reportage,
l'osservatore in quanto tale può rimanere sullo sfondo, perché
gli eventi parlano da soli.
Forse qui occorre anche ricercare la ragione per cui il fulcro degli
interessi nell'attività compositiva di Lucia Ronchetti si
sia spostato sempre più verso il teatro. Qui si offre, come
in nessun altro contesto, la possibilità di far risuonare
la propria voce in ruoli diversi, di parlare attraverso i personaggi.
Nella sua qualità di soggetto che compone, il compositore
rimane regista dello sviluppo, rimanendo sempre dietro le quinte.
Inoltre il teatro musicale contemporaneo nasce per lo più
in virtù della collaborazione con altre arti, con il contributo
di registi, scenografi, librettisti. E tutto questo si confà
perfettamente al modo di lavorare di Lucia Ronchetti. Per Der Sonne
entgegen, la sua opera più recente per il teatro, ciò
era espressamente richiesto dalla commissione del Fonds Experimentelles
Musiktheater del Nord-Westfalia. È così nata un'opera
dalle molteplici stratificazioni dedicata al tema dell'"oltrepassamento
dei confini", che è a più voci non solo perché
vi prendono parte almeno quattordici cantanti, ma anche perché
la musica di Lucia Ronchetti fa l'effetto di una traversata nella
storia e nel presente della musica e nella com-posizione; mette
in scena qualcosa di assolutamente personale.
Ancora prima, Lucia Ronchetti era andata alla ricerca
dell'elemento sperimentale anche nella sua opera Last Desire, segnalata
come rappresentazione dell'anno 2005 dalla blasonata rivista specialistica
"Opernwelt". Last Desire è una variazione sulla
Salomè di Oscar Wilde, ma in verità riguarda molto
più da vicino la vanità dell'attesa e si occupa della
questione relativa a che cosa sia effettivamente reale. L'opera
nacque dalle attività del Forum Neues Musiktheater di Stoccarda,
un laboratorio teatrale che si è concentrato principalmente
sull'ampliamento multimediale delle possibilità sceniche.
Anche in questo caso Ronchetti non è interessata al tradizionale
teatro narrativo, quanto piuttosto all'esperimento, all'esigente
e spesso anche enigmatica complessità dietro cui la "storia"
scompare.
Ma il teatro di Lucia Ronchetti non dipende da un
palcoscenico reale. Lei cerca di far nascere il teatro nella capacità
di rappresentazione dell'ascoltatore. Molte delle sue opere vocali
(e anche alcune opere strumentali) si svolgono, per così
dire, sul palcoscenico dell'immaginazione. In particolare occorre
ricordare a tal proposito almeno tre lavori: Anatra al sal, Pinocchio,
una storia parallela e Hombre de mucha gravedad. Queste partiture,
composte per i Neue Vocalsolisten, si collocano nella tradizione
del madrigale rappresentativo, che vide il suo periodo di massima
fioritura nel XVI e nel XVII secolo. Si crea una scena immaginaria
che è generata con mezzi puramente vocali e pochi altri gesti.
Anatra al sal è una sorta di "opera culinaria",
uno sguardo indiscreto nella cucina di cinque chef che dapprima
discutono forbitamente di ciò che devono cucinare, poi litigano
per la preparazione dell'anatra al sale, ma alla fine portano armonicamente
a compimento il procedimento. L'azione, i conflitti e le riconciliazioni,
la comicità di ciò che accade, tutto ciò sgorga
dalla musica stessa e non necessita di alcun palcoscenico né
di alcuna scenografia.
Il Pinocchio creato pochi anni più tardi,
costituisce, il pendant tragicomico di Anatra al sal. Il libro di
Giorgio Manganelli, che Lucia Ronchetti utilizza al posto del racconto
di Collodi, costruisce un'infinità di ramificazioni, cosicché
alla fine tutti i possibili libri sono contenuti in un unico libro
parallelo. Ronchetti trasferisce questo procedimento in ambito musicale.
Così come il libro parallelo di Manganelli, anche la "storia
parallela" di Ronchetti è ricca di incastri. Le scene
cambiano in continuazione con tagli tanto veloci quanto improvvisi,
e cambiano anche i ruoli, che sono impersonati dalle quattro voci
maschili per le quali Pinocchio, una storia parallela è stato
scritto.
Tutto questo vale anche per il doppio quartetto Hombre
de mucha gravedad ispirato al notissimo ed enigmatico dipinto del
pittore spagnolo Diego Velázquez Las meninas. Il raffinato
gioco di specchi, gli assi visivi e i punti di fuga presenti nell'opera
di Velázquez, sono trasposti in ambito musicale dalla Ronchetti
fino alla distribuzione degli esecutori (quartetto d'archi e quartetto
di voci), che rispecchia il quadro. Anche in questo caso siamo in
presenza di un teatro camuffato. Come il pittore barocco sulla tela,
così anche Lucia Ronchetti nella sua musica sviluppa un teatro
dei gesti musicali partendo dal modello pittorico mediante una sensibilità
finemente evoluta per la retorica e per il mondo quale Theatrum
mundi.
Anche Lucia Ronchetti ama tali sistemi complessi.
A volte arrivano a essere così complessi che ci fa pensare
al manierismo, quale struttura elaborata fin all'ultimo dettaglio,
con una prospettiva un po' folle e spostata, dotata di una certa
eccentricità.
Sostenuta dal suo artigianato, che le permette di appropriarsi di
tutto il patrimonio della storia della musica occidentale, procede
con la più grande sovranità. La musica della Ronchetti
pone una rivendicazione formale di alto livello. La forma crea coesione,
essa restituisce l'opera nella sua forma artificiale; trasforma
il semplice suono in opera d'arte. E dunque si tratta di ben altro
che di formalismo.
Dove dunque è possibile ritrovare Lucia Ronchetti? Forse
seguendola nei suoi processi sperimentali presenti in ogni sua opera.
La sua curiosità è instancabile.
| febbraio
2011 @ altremusiche.it
(traduzione italiana di Maurizio
Guerri)
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