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Popular Music e Social Reality

 
di Michele Coralli
 
   

“Popular Music and Social Reality” è il titolo del VI Congresso Internazionale della IASPM (International Association for the Study of Popular Music) di Berlino (15-20 luglio 1991). Il comitato promotore del congresso comprende Simon Frith, Reebec Garafalo, Line Grenier, Paul Ruten, John Shepherd e Peter Wicke.

I temi che verranno affrontati nelle cinque giornate sono i seguenti:
a) il mondo che cambia e la popular music, con particolare attenzione all’Est europeo;
b) economia politica: industria musicale e tecnologia;
c) pubblicazioni e studi esistenti sulla popular music: fonti storiche (archivi musicali, discografie, ecc.)
d) politiche sulle popular music ed educazione;
istituzione di studi sulla popular music: delimitazione del campo di ricerca, metodologie, relazioni con altri ambiti culturali e accademici.

Dalle tematiche prese in considerazione si possono dedurre quelle che sono le strategie d’indagine di questa associazione attiva ormai da una decina d’anni, nata dall’iniziativa di studiosi e intellettuali di Liverpool (sede dell’Institut for Popular Music), di Amsterdam e di Göteborg, che si trovano di fronte al fenomeno tanto vasto quanto eterogeneo della popular music. Un fenomeno che da ormai una ventina d’anni ha assunto dimensioni gigantesche, coinvolgendo grandi masse, forti interessi economici, contrapposte ideologie, nuove forme poetiche e artistiche, sia in senso orizzontale inglobando culture diverse, sia in senso verticale promuovendo una fruizione interclassista.

Ma cosa si intende per popular music?
Noi italiani ci troviamo di fronte al dilemma della intraducibilità del termine inglese: musica leggera? musica di consumo? musica popolare? musica di massa?
Tutte queste locuzioni sono inadeguate, inattuali, se non addirittura anacronistiche (come il poco lusinghiero termine tedesco Trivialmusik). La popular music è quell’insieme di generi musicali (ma non si prenda questa come una definizione: ci sono fior di studiosi che se ne stanno occupando!), nati e confezionati da e per la fascia giovanile e adolescenziale, ma che oggi coinvolge sempre maggiormente anche le generazioni più anziane. Sarebbe troppo lungo parlare qui degli infiniti stili che in essa convergono dall’inizio di questo secolo ad oggi, sarà sufficiente dire che la popular music occupa un posto preminente nel sistema massmediale mondiale. Musica quindi imprescindibilmente legata ai mezzi di divulgazione di massa, i media (TV, radio, dischi, riviste, video), musica legata a fattori commerciali e di marketing, musica legata all’industria, ma anche musica che ha una sua poetica, o meglio delle poetiche, dei valori e delle ideologie (più o meno trasgressive o in certi casi conservative, a seconda delle varie tendenze). Il campo è quindi assai variegato e il terreno è quasi completamente vergine: la sociologia e le scienze delle comunicazioni di massa si sono occupate sempre marginalmente del fenomeno della musicale popular. L’indagine scientifica di questo fenomeno spetta alla IASPM, che con queste discipline auspica una sempre più stretta collaborazione. Per quanto riguarda la sezione italiana della IASPM, ci si trova in una fase di ridefinizione della struttura interna: l’attuale presidente è Luigi Pestalozza, il vice-presidente Gino Stefani, il segretario nazionale Umberto Fiori. Ne fanno parte, tra gli altri Franco Fabbri (ex presidente della IASPM internazionale), Mario Baroni, Ian Chambers, Alessandro Portelli e Rossana Dalmonte.Nella prossima riunione, stabilita per il 28 settembre presso la sede dell’IMET di Bologna (Strada Maggiore 34) si dovrà decidere il rinnovo delle cariche e le strategie da seguire nel futuro.

Vorrei infine segnalare due libri di valore divulgativo per un primo approccio alle tematiche care alla IASPM:
Musiche e Realtà, a cura di F. Fabbri, Ricordi/Unicopli, Milano 1990.
Crescere con il rock: le cominicazioni di massa e l’educazione musicale, a cura di M. Baroni e di F. Nanni, Clueb, Bologna 1989.
Il primo raccoglie un serie di saggi di autori vari (Simon Frith, John Sheperd, Philip Tagg, Umberto Fiori e altri) apparsi sulla rivista “Musica/Realtà”, che da tempo si è resa disponibile ad una stretta collaborazione con la IASPM.
Il secondo, oltre ad essere uno dei primi saggi italiani che si occupa di popular music a livello scientifico, si propone come analisi del rapporto tra la musica dei giovani e la didattica musicale, tra bisogni espressi dagli alunni della scuola media e il sapere musica imposto. Il libro cioè entra nel vivo della drammatica questione dell’aggiornamento del nostro sistema educativo attraverso una proposta di attualizzazione dei programmi didattici.

da: "Auditorium", n.7, 1991 © Auditorium Edizioni / Michele Coralli