|
| |
Nel 2006 come presidente dell'associazione Musiche
Possibile sono stato uno degli organizzatori di una mostra e di
un seminario dedicati al compositore Pietro Grossi.
Per preparare le tre giornate sulla sua Home-Art, ho ricevuto
in regalo da sua moglie un bellissimo libro, uscito ormai qualche
anno fa e purtroppo difficilmente reperibile, ma fondamentale per
conoscere il pensiero e le opere di Pietro Grossi (1917-2001): Francesco
Giomi e Marco Ligabue, L'istante zero. Conversazioni e riflessioni
con Pietro Grossi, SISMEL Edizioni del Galluzzo (1999), una
lunga intervista di due dei più importanti ricercatori italiani
nel campo dell'informatica musicale a Grossi, pochi anni prima della
sua morte.
Il libro è suddiviso in sei capitoli introdotti
ognuno da una breve e chiara presentazione. La vicenda umana e artistica
di Pietro Grossi è "costantemente percorsa da temi originali
ed intuizioni innovative". Durante e dopo la trentennale attività
come primo violoncello nell'orchestra del Maggio Musicale Fiorentino,
"la sua costante spinta vitale verso nuove idee lo porta a
promuovere situazioni musicali innovative come l'associazione Vita
Musicale Contemporanea, le prime cattedre di Musica elettronica
ed Informatica musicale al Conservatorio di Firenze, l'attività
di ricerca presso gli istituti CNUCE e IROE del Consiglio Nazionale
delle Ricerche di Pisa e di Firenze, le prime esperienze in Italia
con i sistemi in tempo reale, la telematica musicale, la composizione
automatica, il primo archivio su calcolatore di brani musicali tradizionali
e altro ancora".
A Pietro Grossi si applica perfettamente la tesi,
formulata nella Teoria Estetica di Theodor W. Adorno (1970),
secondo cui, a differenza che in altre epoche, oggi chi fa arte
non ha solo da creare la propria opera, ma insieme deve porre e
discutere il problema dell'essenza stessa dell'arte. Secondo Grossi
viviamo l'istante zero della musica, quell'istante zero in cui la
musica tutta, grazie all'apporto tecnologico, si riformula e inizia
un percorso nuovo del suo linguaggio: "La musica è giunta
oggi a una radicale svolta della sua storia, della sua esistenza,
del suo sviluppo. E' al suo istante zero".
Pietro Grossi trae dall'introduzione del computer
in musica una serie di intuizioni dirompenti e rivoluzionarie. Fin
dai primi lavori degli anni '60, contesta il concetto di proprietà
intellettuale. Le opere elettroniche realizzate nel suo studio non
sono a suo nome, ma a nome del gruppo S 2F M che in esso opera.
Ogni opera elettronica è un lavoro collettivo per due ragioni
principali:
1) i mattoni di partenza non sono creati ex-novo ogni volta dall'artista,
ma sono materiale comune;
2) ogni nuova opera è spesso realizzata manipolando opere
o parti di opere preesistenti.
E' però con l'avvento dell'elaboratore elettronico
che il concetto di proprietà intellettuale viene completamente
ridimensionato. L'opera non è un lavoro del solo artista
chiuso nella sua torre d'avorio. E' una proposta: "Guardate
cosa si può fare, fatelo". "Di conseguenza perde
il valore d'opera d'arte da mostrare agli altri. Io non offro un'opera
d'arte, offro un modo di operare, suggerisco un modo di lavorare".
Lo spirito è quello comunitario del software
libero e aperto. Le nuove tecnologie se sinceramente intese non
possono che portare alla fine delle vecchie concezioni. Nel mondo,
in cui è possibile con la modifica di un solo semplice parametro
creare nuova musica, produrre musica infinita, continuamente cangiante
da oggi all'eternità, manipolare e intrecciare da archivi
sempre più capienti le musiche di periodi lontani e vicini,
cos'è oggi l'opera d'arte musicale? Grossi spera in un dibattito
serio su questo tema. La sua ultima risposta è la scelta
della homeart, con cui ha concluso il suo originale percorso
di vita. "Ormai, io trovo, niente è più fatto
per gli altri, quello che si fa finisce con noi. Una volta creata
una struttura musicale, o anche visiva, quando sia stata compiuta
e ascoltata, non ha più vita. Perché oggi se ne può
fare subito un'altra, oltretutto molto semplicemente. E allora mi
chiedo quale sia lo scopo di farla sentire o vedere: forse solo
quello di dire: guarda cosa puoi fare tu! Questa è l'homeart,
arte creata da sé e per se stessi, oltre la sfera del giudizio
altrui: non lo merita nemmeno un giudizio, perché può
essere cambiata immediatamente: basta cambiar un numero e cambia
tutto."
Lo strumentista, oggi, ha la stessa funzione di un
secolo fa? Grossi ritiene di no. Nel 1972 arriva addirittura a vendere
il suo violoncello. "Certe attività si esauriscono nel
tempo per vari motivi. I limiti della manualità sembrano
superati. In effetti, però oggi, non c'è nessuna organizzazione
che abbia deciso, per esempio, di fare un'edizione delle sonate
di Scarlatti con il computer e poi di venderle. Vengono bene e possono
venire bene in tanti modi diversi, ma nessuno ancora si impegna
in progetti del genere. Ci sono ancora tante remore, remore concettuali
e culturali, che posso capire e giustificare, ma che non condivido."
Anche in questo caso Grossi non pretende di dare
risposte definitive, ma si rende conto che bisogna ripensare le
motivazioni, le ragioni che stanno alla base di certe attività
umane. Quali sono le ragioni che portano a rieseguire oggi la musica
del passato? Grossi non pensa che in futuro gli unici esecutori
saranno macchine. Quello che ritiene fondamentale è che occorre
riconsiderare in maniera critica la figura dell'esecutore.
Di fronte alla rivoluzione tecnologica, le istituzioni
scolastiche devono trasformarsi. Già nel 1999 Grossi lamenta
un ritardo: "anche per gli insegnati è giunto il momento
di aggiornarsi, perché la funzione del docente sta cambiando".
Evidenzia più linee guida su cui impostare l'educazione dell'avvenire:
l'importanza di una migliore educazione dell'orecchio e del senso
musicale. Le nuove tecnologie permettono, ad esempio, di educare
a più sistemi scalari, a più tipi di temperamento.
Il computer permette di realizzare con una certa
facilità strumenti virtuali in grado di eseguire scale non
tradizionali ma acusticamente e percettivamente funzionali. Grossi
pensa ad uno speciale ritorno a Pitagora, a un nuovo Rinascimento:
ad una educazione tecnico scientifica dei musicisti dell'avvenire,
ad una musica come applicazione sonora di forme matematiche, di
sperimentazioni acustiche. Del resto una delle opere più
famose di Grossi sono quei "Battimenti" che non sono altro
che la presentazione sonora precisa e misurata del noto fenomeno
acustico dei battimenti.
I temi sollevati dall'istante
zero sono tantissimi e qui ho riportato solo alcuni dei più
importanti. Grossi con le sue osservazioni ci obbliga a trovare
nuovi fondamenti di tradizioni e pratiche accettate. Le domande
che ci pone sono fin troppo attuali nella loro disarmante semplicità
e portano inevitabilmente a chiederci: se i temi che Grossi solleva
sono così importanti, perché oggi risultano ancora
utopistici?
|
|
| aprile
2007 © altremusiche.it/live-electronics.com |
|

|