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Software, comitati, ministri e altre aberrazioni

 
di Michele Coralli
    Non per unirci al coro isterico di chi si indigna di fronte alla progressiva limitazione delle libertà collettive e individuali, ma ci preme porre un motivo di riflessione a proposito di una notizia data en passant dai telegiornali riguardo certe prese di posizione promosse da sedicenti comitati nati per opporsi alle minacce di Internet e avvallate dal nostro ministro delle comunicazioni, desideroso di mettere ordine anche in questo campo.

Notiamo come da tempo si stiano ponendo le basi, sia a livello governativo, che in sede europea, dell'organizzazione di una task force mirata al controllo sempre più attento di tutto ciò che si muove in rete nella forma statica dei siti Internet e in quella dinamica delle mail, dei forum e delle chat. La pedofilia, ma non solo, è il motore che spinge i politici al ruolo di inquisitore, con il valido supporto di buona parte dei media televisivi che vedono Internet come una minaccia, ma anche con il placet di un'opinione pubblica ancora molto plagiata su ciò che avviene online. La rete ancora una volta come veicolo di abusi e perversioni, mai come mezzo di approfondimento e comunicazione che agisce su scala mondiale, che diventa una minaccia nel momento in cui riesce a travalicare i limiti geografici e le gerarchie mediatiche. In altre parole questo può anche significare che grossi investimenti pubblicitari scartano la rete per garantire l'esistenza di giornali, radio e televisioni. Che alcuni siti Internet fatti in casa possano tranquillamente competere con i giganti dell'editoria che creano portali tanto ricchi quanto poco visitati, forse può creare dei problemi di business a molti. La cosa quindi deve essere regolamentata.

Nel nome di una normalizzazione, difficilmente riconducibile a un'unica giurisprudenza applicabile su scala mondiale, si sono mossi i primi consistenti sforzi come quello dello statunitense Digital Millennium Copyright Act, nato per tutelare i diritti di chi produce piuttosto di chi compra e utilizza sofware. Ecco allora il primo passo in Italia con la legge sull'editoria approvata dal governo dell'Ulivo che obbliga ogni sito a carattere informativo/giornalistico a garantire, nel caso abbia una periodicità definita, la presenza di un direttore responsabile iscritto all'Albo e di un editore alle spalle. E si scatenano i blog...

D'altro canto però ci sono i timori morali: dai più grandi e influenti come Microsoft che si tolgono dalle chat, ai comitati benedetti dal ministro Gasparri nati per "promuovere il codice di autoregolamentazione, che serve a introdurre norme di salvaguardia", per non parlare delle direttive EU in materia di copyright. Il corrispettivo europeo dell'americano Digital Millennium Copyright Act, ovvero l'European Union Copyright Directive (2001/29/CE), che stabilisce nuove norme in materia di diritto alla copia privata, all'utilizzo dei formati digitali (e-book, DVD e CD musicali), alla cessione di materiale digitale regolarmente acquistato, al software libero, alla libertà di ricerca e di espressione su Internet, è diventato legge in Italia nell'aprile del 2003.

Molti si stanno muovendo allora per determinare dei codici di controllo e intervenire pesantemente in un settore in cui il pericolo non sembra tanto essere quello di un eccesso di libertà , ma, al contrario, quello di una progressiva limitazione degli spazi e, soprattutto, della possibilità di libero utilizzo delle tecnologie.

Citiamo dal sito dell'onorevole Gasparri: ''Ci sono una serie di regole che devono essere rispettate dai gestori dei siti e dai provider che abbiamo coinvolto direttamente per responsabilizzarli''. Ma forse si dimentica che i provider già resposabilizzano i gestori attraverso dei contratti nei quali vengono elencate norme in tema di copyright e di pornografia che non lasciano dubbi. Citiamo infatti dal nostro contratto alla voce "Obblighi del Cliente":
Il Cliente si impegna:
- A non immettere nello spazio messogli a disposizione sul server materiale o estratti di materiale coperto da diritto d'autore, salvo esplicito consenso scritto del titolare di tale diritto e comunque riportandone la fonte.
- A non utilizzare o far utilizzare a terzi contro la morale e l'ordine pubblico, al fine di turbare la quiete pubblica o privata, di recare offesa, o danno diretto o indiretto a chiunque.
- A non utilizzare i servizi per violare, contravvenire far contravvenire in modo diretto o indiretto alle vigenti leggi dello Stato italiano o di qualunque altro Stato.

Stupisce allora tutta questa urgenza nel voler porre dei paletti là dove l'unico vero limite potrebbe essere imposto da chi detiene il copyright sui mattoni dell'edificio, ovvero chi attraverso i brevetti di gran parte del software attualmente in circolazione può attuare una vera e propria politica di controllo. I pedofili sono dei criminali, e su questo credo che non ci possano essere dei dubbi, ma se contro di loro dovrebbero agire le nostre leggi e i nostri servizi di intelligence, chi garantisce la libertà di espressione minacciata dal controllo dei software?

Parlare di pedofilia a un'opinione pubblica che è fatta per lo più di genitori è un'uscita che dal punto di vista elettorale fa guadagnare voti, mentre, al contrario, schiacciare i piedi a qualche multinazionale del software, richiamandosi a un semplice rispetto dell'antitrust, può far perderli. Piace sicuramente questa "tutela" della famiglia da attuarsi attraverso il controllo dei propri figli, come propone il ministro e come a suo tempo avevano proposto i programmatori del browser più diffuso, che ha messo a disposizione dei genitori "cani da guardia" alcune inutili restrizioni d'accesso, proponendo un ventaglio di censure che riguardavano le scene di nudo, il linguaggio, il sesso e la violenza (!?!).

Due domande allora in conclusione:

1) Non sarebbe a questo punto più opportuno avviare una seria riflessione sul diritto di utilizzo dei mezzi che appartengono alla nostra esistenza quotidiana, come appunto il software, piuttosto che lanciare la solita caccia alle streghe su un problema che può essere risolto più efficacemente per via analogica (vedi polizia e magistratura per i pedofili, vedi educazione per i figli)?

2) Quando le censure verranno poste a monte, ad esempio attraverso il controllo dei motori di ricerca oppure attraverso l'utilizzo di tecnologie esclusive che funzionano solo sotto il diretto controllo del Grande Fratello, potremo finalmente iniziare a pensare che viviamo in un mondo più libero e meno perverso?

marzo 2004 © altremusiche.it / Michele Coralli