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Non per unirci al
coro isterico di chi si indigna di fronte alla progressiva limitazione
delle libertà collettive e individuali, ma ci preme porre un
motivo di riflessione a proposito di una notizia data en passant dai
telegiornali riguardo certe prese di posizione promosse da sedicenti
comitati nati per opporsi alle minacce di Internet e avvallate dal
nostro ministro delle comunicazioni, desideroso di mettere ordine
anche in questo campo.
Notiamo come da tempo si stiano ponendo le basi,
sia a livello governativo, che in sede europea, dell'organizzazione
di una task force mirata al controllo sempre più attento
di tutto ciò che si muove in rete nella forma statica dei
siti Internet e in quella dinamica delle mail, dei forum e delle
chat. La pedofilia, ma non solo, è il motore che spinge i
politici al ruolo di inquisitore, con il valido supporto di buona
parte dei media televisivi che vedono Internet come una minaccia,
ma anche con il placet di un'opinione pubblica ancora molto plagiata
su ciò che avviene online. La rete ancora una volta come
veicolo di abusi e perversioni, mai come mezzo di approfondimento
e comunicazione che agisce su scala mondiale, che diventa una minaccia
nel momento in cui riesce a travalicare i limiti geografici e le
gerarchie mediatiche. In altre parole questo può anche significare
che grossi investimenti pubblicitari scartano la rete per garantire
l'esistenza di giornali, radio e televisioni. Che alcuni siti Internet
fatti in casa possano tranquillamente competere con i giganti dell'editoria
che creano portali tanto ricchi quanto poco visitati, forse può
creare dei problemi di business a molti. La cosa quindi deve essere
regolamentata.
Nel nome di una normalizzazione, difficilmente riconducibile
a un'unica giurisprudenza applicabile su scala mondiale, si sono
mossi i primi consistenti sforzi come quello dello statunitense
Digital Millennium Copyright Act, nato per tutelare i diritti
di chi produce piuttosto di chi compra e utilizza sofware. Ecco
allora il primo passo in Italia con la legge sull'editoria
approvata dal governo dell'Ulivo che obbliga ogni sito a carattere
informativo/giornalistico a garantire, nel caso abbia una periodicità
definita, la presenza di un direttore responsabile iscritto all'Albo
e di un editore alle spalle. E si scatenano i blog...
D'altro canto però ci sono i timori morali:
dai più grandi e influenti come Microsoft che si tolgono
dalle chat, ai comitati benedetti dal ministro Gasparri nati per
"promuovere il codice di autoregolamentazione, che serve a
introdurre norme di salvaguardia", per non parlare delle direttive
EU in materia di copyright. Il corrispettivo europeo dell'americano
Digital Millennium Copyright Act, ovvero l'European Union Copyright
Directive (2001/29/CE), che stabilisce nuove norme in materia
di diritto alla copia privata, all'utilizzo dei formati digitali
(e-book, DVD e CD musicali), alla cessione di materiale digitale
regolarmente acquistato, al software libero, alla libertà
di ricerca e di espressione su Internet, è diventato legge
in Italia nell'aprile del 2003.
Molti si stanno muovendo allora per determinare dei
codici di controllo e intervenire pesantemente in un settore in
cui il pericolo non sembra tanto essere quello di un eccesso di
libertà , ma, al contrario, quello di una progressiva limitazione
degli spazi e, soprattutto, della possibilità di libero utilizzo
delle tecnologie.
Citiamo dal sito dell'onorevole Gasparri: ''Ci sono
una serie di regole che devono essere rispettate dai gestori dei
siti e dai provider che abbiamo coinvolto direttamente per responsabilizzarli''.
Ma forse si dimentica che i provider già resposabilizzano
i gestori attraverso dei contratti nei quali vengono elencate norme
in tema di copyright e di pornografia che non lasciano dubbi. Citiamo
infatti dal nostro contratto alla voce "Obblighi del Cliente":
Il Cliente si impegna:
- A non immettere nello spazio messogli a disposizione sul server
materiale o estratti di materiale coperto da diritto d'autore, salvo
esplicito consenso scritto del titolare di tale diritto e comunque
riportandone la fonte.
- A non utilizzare o far utilizzare a terzi contro la morale e l'ordine
pubblico, al fine di turbare la quiete pubblica o privata, di recare
offesa, o danno diretto o indiretto a chiunque.
- A non utilizzare i servizi per violare, contravvenire far contravvenire
in modo diretto o indiretto alle vigenti leggi dello Stato italiano
o di qualunque altro Stato.
Stupisce allora tutta questa urgenza nel voler porre
dei paletti là dove l'unico vero limite potrebbe essere imposto
da chi detiene il copyright sui mattoni dell'edificio, ovvero chi
attraverso i brevetti di gran parte del software attualmente in
circolazione può attuare una vera e propria politica di controllo.
I pedofili sono dei criminali, e su questo credo che non ci possano
essere dei dubbi, ma se contro di loro dovrebbero agire le nostre
leggi e i nostri servizi di intelligence, chi garantisce la libertà
di espressione minacciata dal controllo dei software?
Parlare di pedofilia a un'opinione pubblica che è
fatta per lo più di genitori è un'uscita che dal punto
di vista elettorale fa guadagnare voti, mentre, al contrario, schiacciare
i piedi a qualche multinazionale del software, richiamandosi a un
semplice rispetto dell'antitrust, può far perderli. Piace
sicuramente questa "tutela" della famiglia da attuarsi
attraverso il controllo dei propri figli, come propone il ministro
e come a suo tempo avevano proposto i programmatori del browser
più diffuso, che ha messo a disposizione dei genitori "cani
da guardia" alcune inutili restrizioni d'accesso, proponendo
un ventaglio di censure che riguardavano le scene di nudo, il linguaggio,
il sesso e la violenza (!?!).
Due domande allora in conclusione:
1) Non sarebbe a questo punto più opportuno
avviare una seria riflessione sul diritto di utilizzo dei mezzi
che appartengono alla nostra esistenza quotidiana, come appunto
il software, piuttosto che lanciare la solita caccia alle streghe
su un problema che può essere risolto più efficacemente
per via analogica (vedi polizia e magistratura per i pedofili, vedi
educazione per i figli)?
2) Quando le censure verranno poste a monte, ad esempio
attraverso il controllo dei motori di ricerca oppure attraverso
l'utilizzo di tecnologie esclusive che funzionano solo sotto il
diretto controllo del Grande Fratello, potremo finalmente iniziare
a pensare che viviamo in un mondo più libero e meno perverso?
marzo 2004 © altremusiche.it / Michele Coralli

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