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È inutile sottolineare
lo stupefacente annullamento delle dinamiche nella musica di Bryars,
poiché di questo se ne può rendere edotto l’ascoltatore stesso, così
come superfluo sarebbe il porre l’accento su un’agogica ridotta allo
scheletro. Il compositore sembra semplicemente indicare delle linee
di comportamento, una linearità e un’omogeneità che è quella della
tinta sfumata. E’ un’assenza voluta, quasi a lasciare che l’opera
lentamente si distacchi dalle sue mani come una corona di fiori lasciata
al lento scorrere di un fiume, un atteggiamento che ricorda la giovanile
infatuazione dell’autore per l’alea cageiana, anche se con atteggiamenti
e risultati opposti.
Gavin Bryars (Goole, Yorkshire, 1943) è stato direttore
del gruppo "sperimentale" Portsmouth Sinfonia (in cui
lo scambio di strumenti da parte di un’orchestra di musicisti professionisti
costituiva una divertente provocazione), ha collaborato come contrabbassista
con Derek Bailey tra il 1963 e il 1966, avvicinandosi come improvvisatore
di jazz a molte delle esperienze più avanzate nella ricerca musicale
di quegli anni. Ha studiato filosofia alla Sheffield University,
dove ha avuto modo di accostarsi alla nascente estetica minimalista,
che proprio negli anni Sessanta si impose nel mondo musicale anglosassone.
Gli studi su Duchamp, l’adesione al movimento contemporaneo Fine
Arts avvicinano Bryars all’arte del rimaneggiamento, della manipolazione
di materiali preesistenti, raccolti, sottratti, presi in prestito
ad uso capione (ne è un celebre esempio la composizione del 1971
Jesus’ Blood Never Failed
Me Yet oppure The Sinking
of the Titanic del 1969). E la rielaborazione diventa una costante
di Bryars anche su brani già scritti da lui e pubblicati.
Così Allegrasco,
commissionato da Jan Steele e composto inizialmente per sassofono
soprano (o clarinetto) e pianoforte, riceve una prima esecuzione
ad opera dello stesso Steele al sax e Janet Sherborne nel 1983,
mentre una versione parallela viene concepita sempre in quell’anno
ed eseguita successivamente nel 1986 da parte del clarinettista
Roger Heaton e del Gavin Bryars Ensemble. L’organico in questo caso
è costituito da violino, chitarra elettrica, contrabbasso, pianoforte
e percussioni (vibrafono, marimba, campane tubolari, grancassa,
tamtam). La versione di Harmonia (per clarinetto e pianoforte) è
in realtà una revisione della partitura originaria per il duo, essendo
state realizzate ampie rielaborazioni e correzioni da parte dello
stesso Bryars per questa occasione. Il titolo del brano non è in
relazione alla storpiatura ironica del tempo musicale, bensì si
riferisce allo stile del clarinettista Edmondo Allegra, esecutore
e dedicatario di alcuni lavori di Ferruccio Busoni, alle cui Elegie si è ispirato Bryars nel comporre Allegrasco. E’ il brano che strutturalmente si configura come il più
continuo - ovvero senza grosse divisioni al suo interno - e anche
sostanzialmente tonale per merito del cospicuo uso di triadi affermate
dal pianoforte, che svolge un ruolo di accompagnamento accordale
su arpeggi o appunto accordi ribaditi attraverso degli ostinati,
mentre la melodia principale, che presenta una grande regolarità
nelle figurazioni ritmiche, viene affidata al clarinetto. La tessitura
passa anche attraverso aree improntate alla tonalità minore e a
fasi di scambio tra le parti.
Anche The
North Shore ha subìto dei rimaneggiamenti nel corso della
sua recente esistenza. Composto nel 1993 per soli viola e pianoforte
il brano è stato eseguito per la prima volta da parte di Bill Hawkes
e Nick Hodges nello stesso anno a Edimburgo. Esiste però una versione
per orchestra d’archi, arpa (o piano), percussioni (grancassa, piatti
sospesi, tamtam) e viola solista del 1994. Anche in questo caso
la presente versione è frutto di un rimaneggiamento generale e di
un riarrangiamento della parte della viola, che viene qui trasposta
per violoncello. L’opera, ispirata dal Dracula
di Whitby e Bram Stoker, si compone di due movimenti, entrambi su
tempo lento. La melodia principale viene inizialmente affidata al
violoncello e conduce ad un ostinato su tempo quasi allegro, in
cui il pianoforte trova il momento per un dialogo. E’ un istante,
ma sembra uno squarcio di sole tra le nubi. Si ritorna ad una nuova
melodia del violoncello e a una ripresa con variazioni, contrassegnate
da momenti dissonanti e unisoni. Il secondo movimento viene caratterizzato
da un bicordo arpeggiato al piano con parte melodica al violoncello,
che si prolunga per tutta la parte, con momenti di intensificazione
dell’arpeggio attraverso la coincidenza dei due strumenti - cosa
che crea una zona stilisticamente più assimilabile all’aura minimalista
- e ritorno alla melodia intonata dal violoncello, che poi conduce
alla coda attraverso un arpeggio discendente.
Intermezzo è invece stato
scritto appositamente per il trio Harmonia, al quale il compositore
si è riferito nella scrittura dell’opera. Il brano è diviso in tre
parti. La prima, costruita su una lunga melodia all’unisono, impegna
gli esecutori nella difficile interpretazione delle dinamiche che
si situano tra il piano e il pianissimo (nella partitura compaiono
indicazioni come pppp).
I timbri sono sempre in sordina e il tempo lento. Dal punto di vista
dello spessore armonico bisogna attendere a lungo prima di sentire
il primo accordo sul pianoforte e un’apertura nella tessitura del
trio, cosa che avviene nella transizione alla seconda sezione maggiormente
mossa dal punto di vista dell’organico e con un’organizzazione più
complessa. La scelta dei registri si muove verso il basso mentre
il tempo rimane lento. La transizione tra la prima e seconda parte
avviene attraverso un lento arpeggio delle parti su due ottave,
seguito da una serie di movimenti melodici, i quali non sembrano
avere una direzionalità vera e propria, ma condurre a un area armonicamente
sospesa. E’ questa la parte di maggior coinvolgimento emotivo, in
cui Bryars riesce esprimere tutta la sua liricità e carica espressiva.
La terza parte invece si richiude su se stessa, come le fasi del
sonno che si sviluppano progressivamente, dal lento adagiarsi del
capo al momento del sogno, al risveglio nell’immobilità delle membra.
Quest’ultima sezione viene introdotta e conclusa dal pianoforte
che presenta brevi motivi che non hanno sviluppo, ma che vengono
abbandonati a loro stessi non appena esposti.
Il messaggio che Bryars sembra comunicarci è quello
che si muove alla deriva all’interno di una bottiglia spinta dal
vento e dalle correnti. Nulla nella sua musica viene affermato con
volontà e intraprendenza, bensì sussurrato o bisbigliato
quasi casualmente, come un discorso involontariamente colto in metropolitana
o accidentalmente origliato attraverso la parete di un albergo.
da: "The North Shore, Intermezzo, Allegrasco"
di Harmonia Ensemble, Materiali Sonori 1999, MASO CD90108
© Materiali Sonori / Michele Coralli.

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